Dublin Marathon

Ci siamo! Dopo aver passato una giornata da 26 ore, è ora di raggruppare le idee e il materiale.

Pane, marmellata, frutta secca e the -> c’è
Booster ed eventualmente maglia a maniche lunghe -> c’è

Voglia di correre forte (possibilmente con vento a favore) -> c’è

Pettorale, spille e borsa -> quasi c’è

Non resta che cercare dei carboidrati commestibili ed il gioco è fatto.

Merrion square, in qualche modo arrivo, che sia sui gomiti o in spinta, arrivo!

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L.

Il bello della (Milano Relay) Marathon

Il bello della maratona, dopo il ritiro di Zaffani, è Lorenzo Verdelli.

Il bello della maratona è Zaffani che vede vacillare il suo record sui 42195 m.

Il bello della maratona ve lo racconterà una volta Lello, ne sono sicuro!

Io che invece ho corso solo la staffetta a Milano posso dirvi cosa è il bello di correre per le giuste cause.

Il bello della relay marathon è aspettare al 33° km Lello, non vederlo insieme ai pacer delle 3h e pian piano intuire che sta andando alla grande.

Il bello della relay marathon è correre per Avvocato di Strada, correre per qualsiasi organizzazione cerchi di aiutare chi ha bisogno.
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Il bello della relay marathon è arrivare in fondo e avere un ristoro con panini, torte salate, cibarie e bibite.

Il bello della relay marathon è vedere gente che si avvicina alla corsa.

Il bello della relay marathon è vedere gente che si gode una giornata all’aria aperta.

Il bello della relay marathon è dire che correre 10 km non è per niente ‘eroico’.

Il bello della relay marathon è vedere tanta gente che impegna il proprio tempo per gli altri.

Il bello della relay marathon è sperare di aver dato un piccolo contributo, solo correndo.

 

P.S.: Lello scusa se ho copiato la tua idea, ma era troppo bella!

 

Conquisterò il mondo

Non son impazzito, un pochino forse si, ma non del tutto. Non mi sono nemmeno venute manie Napoleoniche, è solo che stamattina dovevo trovare una scusa per aver voglia di correre.

Come tutte le domeniche mattine mi sveglio di buon ora per la solita corsa in compagnia di Giorgio, con la differenza che oggi Giorgio non ci sarebbe stato. La sua assenza è da attribuire ad un infortunio, come dice lui, o dal fatto che la sera prima abbia dato il meglio di se in un noto locale milanese, come testimoni raccontano.

Sta di fatto che avrei dovuto correre da solo…

Dove andare? Quale strada prendere? sono state le domande che mi sono posto mentre il Gps cercava il segnale. Si perché  il problema del runner è la monotonia dei percorsi. Fare sempre lo stesso giro diventa noioso, pensate che ormai mi rifiuto di correre sulle strade dove ho macinato km di allenamento per preparare la mia prima maratona qualche anno fa, giuro non ce la faccio proprio a rifarli. Quindi l’obbiettivo di stamattina era quello di cercare di andare dove non fossi mai passato. Ammetto che Lodi non è per niente una grande città, ma sono soddisfatto per esser riuscito a trovare qualcosa di nuovo da calpestare e conquistare con le mie scarpe.

La soddisfazione e la presa di coscienza della nuova conquista la si ottiene una volta arrivati a casa appena si scarica sul proprio computer la corsa fatta. Vedere quella riga rossa sulla cartina che si muove e passa sulle strade percorse da proprio un senso di conquista. Le migliori sono quelle delle gare in città dove non si corre regolarmente. Io ogni tanto vado a rivedermi le corse fatte a Roma, Verona e pure Milano.

La cosa migliore sarebbe poter vedere le corse di tutti e perché no scoprire che il mondo intero sia stato conquistato dai Runners.

Ci sono altri che invece vogliono conquistare il mondo stando comodamente seduti…

e ci fanno pure i campionati

Happiness only real when shared

La citazione che fa da titolo a questo post penso la conosciate tutti, un film che avrà visto il 90% di coloro che va al cinema almeno una volta l’anno. Un film che se permettete, ho trovato un po’ sopravvalutato, o quantomeno mal interpretato da buona parte di chi l’ha eletto a icona di un certo tipo di vita.
Comunque, questo non è il senso di ciò che voglio scrivere,

manca un giorno alla partenza per Chicago, domani mattina alle 9 un aereo mi porterà ad Amsterdam, e se Alitalia non si metterà in mezzo a rovinare il mio rigoroso programma, da lì volerò in direzione Windy City.
L’ho aspettata da tanto, questa vacanza, questa corsa, e come sempre mi ritrovo ad essere un po’ teso prima della partenza. Forse a questo concorre anche la scelta di viaggiare all’insegna del risparmio, con un alloggio in camerata da 8 in un ostello nei pressi del Wrigley Field, una sistemazione in singola mi sarebbe costata ulteriori 500€, invece in questo modo, potrò permettermi anche di ‘regalarmi’ GTA V una volta ritornato in Italia!!!

In tutto questo, ancora non ho dato un senso al titolo, semplicemente per quanto felice, eccitato, carico per questo viaggio, so in anticipo che mi mancherà la presenza di qualcuno vicino in questi 5 giorni. Un amico, un compagno di corse, qualcuno con cui condividere l’eventuale gioia pre e post-gara, la bellezza della città sul lago, della sua architettura.
Mi è capitato di prefigurare come potrebbe andare la mia gara, e mentre correvo, sentivo che la gioia scaturita da un eventuale buon risultato avrebbe meritato un abbraccio con qualcuno alla fine dei 42 km. Non ci sarà immediatamente, terrò certe situazioni per il mio ritorno!
E se qualcuno comunque vuole condividere con me questi momenti, qui può iscriversi agli aggiornamenti in tempo reale sulla mia prestazione: https://register.athletetracking.net/bacm/index.html
I social network permettono di condividere virtualmente gioie e dolori!

E poi Chicago in quei giorni sembra offrire veramente tanto. Venerdì sera mi sono già impegnato, i Chicago Blackhawks mi sono sembrati un ottimo spettacolo e quindi andrò allo United Center a vedere la loro sfida contro i New York Islanders, di hockey ne capisco proprio poco, ma credo che lo spettacolo meriti a prescindere!
E poi il lunedì è il Columbus Day e presumo ci sarà una parata, senza contare il fatto che nei miei giorni di permanenza suonano pure i Franz Ferdinand (come del resto l’estate scorsa quando ero sempre a Chicago), i Tame Impala, persino gli Hanson!!! Per due serate di fila alla House of Blues!!!

La maratona sembra passare in secondo piano di fronte a questi eventi, ma resta il mio interesse principale.
L’obiettivo attualmente è quello di finirla nei primi 1000, non dico quale sia il tempo di percorrenza, forse non mi sono nemmeno fatto una vera idea di quanto adesso possa valere, sto oscillando come un funambolo. Preferirei non cadere.

Nel frattempo Domenica il territorio pavese si è dimostrato nuovamente amico, cancellando la delusione parmense. Nell’ultimo test pre-Chicago ho ottenuto il mio PB sulla mezza, 1h25’06”. Non so se possa essere di buon auspicio o sia stato un errore strategico, tra 4 giorni lo sapremo.

Non ero così magro dalla quarta superiore...

Non ero così magro dalla quarta superiore…

m.

Intervista schizofrenica

Avvertenza:
Checché ne possa dire, correre può fare male, non è per tutti. Correre continuamente può creare una dipendenza, si inizia a parlare solo di quello; si organizza la giornata, le settimane, i mesi, le vacanze in base a quello. E poi si può arrivare ad una fase schizofrenica, in cui ci si ritrova a scrivere una finta intervista, in cui si gioca a fare l’intervistatore e l’intervistato, solo per parlare di corsa in un modo differente. Ecco, in questo momento io mi ritrovo in questa situazione! Chiedetevi se vale la pena cominciare per finire così…

Prima della partenza

Prima della partenza

 

Uno dei più bei meme riguardanti la corsa dice che c’è un modo facilissimo per riconoscere chi ha corso una maratona, basterà farlo parlare e sarà lui a dirtelo, senza nessuna domanda particolare. Prepararmi per quest’intervista con Cek non è stato difficile, sapevo che mi avrebbe raccontato senza fatica la sua esperienza alla MCM, del resto dopo aver corso 42km e 195 metri cosa sarà rispondere a qualche domanda?

Il tuo obiettivo prima della gara era correre la MCM in 3h08′, è andato tutto come previsto quindi?
«
Non poteva andare meglio di così, è stato il coronamento dei mesi di lavoro. Dopo Firenze cercavo una rivincita, ora posso dire veramente che la lezione di novembre è stata recepita. Non potevo permettermi di sbagliare ancora l’approccio con la gara, di certo non dopo questi mesi di ottima preparazione.»
Ci hai dato dentro da Dicembre, vero?
«
Beh, l’ho detto che avevo qualcosa da farmi perdonare, il 2012 era stato difficile dal punto di vista podistico. Avevo visto letteralmente la gente sfrecciarmi davanti mentre io con i crampi e una fatica indicibile mi trascinavo verso il traguardo, e questo per ben 7 chilometri. Ho ancora davanti agli occhi la scena di una ragazza tra il pubblico che incita noi corridori e io che sconsolato la guardo e le faccio capire che proprio non ne ho più, c’è del romanticismo in tutto questo, ma è molto meglio quando le gambe rispondono alla spinta del pubblico. Comunque tra Firenze e Milano nel mio percorso ci sono più o meno 900km.»
Non solo quelli però.
«
Ah certo, c’è anche qualche PB. Anzi da gennaio mi sono migliorato in tutte le distanze, nei 5000, nei 10000, nella mezza maratona, mancava giusto la distanza regina e Milano era l’occasione giusta. Io poi non la consideravo la mia scelta per il periodo primaverile, a dicembre mi ero iscritto a Madrid (si corre il 28 aprile, ndA), e inizialmente la preparazione era incentrata su quella. Milano si è presentata quasi casualmente, Lello aveva deciso di correrla e io pensavo di prenderla come opportunità per un lungo in vista di fine aprile. Poi i continui risultati, la voglia di correre che mi pervadeva e la spinta di Lello e Zaffo hanno fatto il resto, la MCM era diventata un’occasione ghiottissima per puntare al PB sulla maratona.
3h08’34”, un miglioramento di 20 minuti rispetto a Firenze e di 18 rispetto alla Lago Maggiore Marathon del 2011.
«
Una bella soddisfazione. E nei due giorni seguenti la felicità per il risultato si faceva più consapevole, non lo credevo possibile fino a poche settimane fa, pensavo di avere le potenzialità al massimo per correre i 42 km in 3h12′, non di più. Poi però una volta corso il lungo di 32 km da solo ad una media di 4’28″/km, avevo capito che la barriera si era spostata un po’ più in là, per questo mi ero prefissato i 188 minuti di tempo di percorrenza. Tutto come previsto appunto.»
Hai qualche ricordo particolare della gara?
«
Ovviamente mi è capitato di ripensarci, di rivivere alcuni momenti lungo il percorso. Da interista, anche se ultimamente un po’ più all’acqua di rose, è stato particolarmente divertente incrociare nei pressi di San Siro Rodrigo Palacio, che incappucciato nella sua felpa grigia osservava, a dire il vero senza troppo entusiasmo, il passaggio di noi corridori. Poi ricordo alcuni compagni di viaggio, tre ragazzi con la divisa della Virtus Cesena che avevano come obiettivo di correre in 3h09′, con loro ho condiviso parte dei km a metà gara, e li ho rivisti soddisfatti a fine gara. E poi sempre intorno al 20° km un corridore che risponde al cellulare e si mette a parlare dicendo che sta seguendo il treno delle 3 ore e 10; io tra me e me pensavo che se corro così tanto è per non avere la schiavitù telefonica e per estraniarmi un po’, questione di punti di vista.
Poi le facce note lungo la strada, Tommi, Gio e Ale nei pressi della Centrale, Carlo qualche metro più avanti, gli staffettisti lodigiani che aspettavano il loro turno, Silvia di MLFM al 32° km. E gli spilli e le spille volontarie all’arrivo, è stato bello gioire con loro, abbracciare Sam che mi copriva con la carta di alluminio, Alessia che mi mette la medaglia al collo e Roberto e Monia con cui festeggiare.»
A Milano hai corso la tua terza maratona. Si può dire che ora hai una discreta conoscenza della distanza?
«
Non penso si possa mai dire di conoscere la maratona. Prima di correre la prima ad Arona pensavo che una volta corsa una maratona le altre sarebbero state tutte in discesa, credevo che bastasse il primo vero approccio per conoscere i 42 km. E in fin dei conti la prima volta è stata eccezionale, come meglio non si poteva sperare. C’era la tensione, la gioia durante i primi km, la fatica che compare gradualmente per raggiungere il suo apice dopo il 36° km e poi l’esplosione di emozioni nell’ultimo km, qualcosa che mi ha lasciato senza fiato, una felicità che faccio fatica a paragonare con altre sensazioni vissute. Ecco, questa è la prima maratona, alla seconda la tensione è stata inferiore, c’è stata più spavalderia e tutto mi si è ritorto contro. Quindi si può già dire che ogni volta è una storia nuova e bisogna affrontarla con rispetto. Cosa che ho fatto a Milano, insieme alla consapevolezza che bisogna darsi da fare per conquistare le grazie di questa gara. I primi 30 km mi hanno affascinato, sono stati inebrianti, poi è iniziato il momento in cui serviva più impegno per far funzionare il rapporto e dal 36° avrei smesso ad ogni passo, i km si facevano immensamente più lunghi. Questa è stata la maratona per me, la correrei ancora solo per quei 6 km, in quel momento contavano solo me stesso e la mia fatica. Superare quei 6 km mi ha permesso di essere accarezzato dalla felicità.»

All'arrivo in piazza Castello

All’arrivo in piazza Castello

Progetti futuri?
«
Andare a correre a Madrid, il tempo non è importante, voglio godermi la città, le crocchette di baccalà a Casa Labra, l’hamburguesa de Domingo, cerveza e churros. Poi continuare con le mezze maratone, siamo a 4 nel 2013, e me ne mancano 9 per centrare il mio obiettivo di 13. Mi piacerebbe partecipare a qualche missione con i Podisti da Marte, e poi con gli Spilli ci sono un po’ di progetti vari, speriamo di riuscire a metterli in pratica.»

Dall’altra parte

Cari runners e non, rieccomi qua…no non ero sparito, è solo che sono ancora infortunato a tempo indeterminato e quindi non è che avessi tanto da raccontare a parte riabilitazioni varie e visite mediche.

Visto “il mio status”, che mi tiene lontano dalle gare da quel ormai lontano 06 gennaio nella Mezza sul Brembo, ho deciso che questo week-end lo avrei passato dall’altra parte.

Ebbene si, questo week-end ho fatto il volontario per una gara ma non un gara qualsiasi bensì la

Milano City Marathon.
In questa avventura non ero solo ma insieme a me c’erano altri due spilli: Monia e Samuele. Il nostro compito era diviso nelle giornate di sabato, al Marathon Village, e la domenica al traguardo.
Il sabato ci presentiamo al Marathon Village e veniamo assegnati alla distribuzione dei pacchi gara, dopo essere stati vestiti con abbigliamento griffato MCM, ci mettiamo biro in mano pronti al nostro compito. Dopo 5 ore che ripeti in modo sistematico, in italiano e in inglese:”mi dia la busta del pettorale” e “che taglia vuole della maglietta” c’è chi impazzirebbe, ma essendo io, come già detto in passato, uno che fa amicizia anche con i sassi ne ho approfittato per conoscere un po’ di persone: gente che mi consigliava scarpe per correre, gente che mi diceva quali maratone correre e poi è stato bello vedere persone arrivare da qualsiasi parte d’Italia e del mondo per correre una maratona. Devo dire che tutto è filato liscio, a parte qualche solito rompiballe che cercava di avere più di una maglietta o qualcuno che si lamentava di regole FIDAL secondo loro non corrette. In effetti se ci penso le 5 ore di lavoro mi sono volate anche se hanno lasciato un bel mal di gambe come regalo

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Spilli addetti al ritiro pacco gara

La domenica mattina, se devo essere sincero, avrei preferito passarla a letto ma ormai l’impegno me lo ero preso ed era giusto rispettarlo. Con grande gioia scopro, insieme agli altri due spilli e alla new entry Alessia, che siamo stati assegnati al traguardo a distribuire i teli termici e le medaglie dei finisher della maratona. Quindi il mio incubo di essere assegnato alla distribuzione delle sacche era stato scongiurato. La fortuna di essere li é stata quella di poter vedere da vicino l’arrivo del vincitore

ma da li a poco è iniziato il nostro vero lavoro perché, dopo all’incirca 2h30′ di gara, sono iniziati ad arrivare i primi finisher non professionisti e vista la presenza di vento freddo era importante farsi trovare pronti con i teli per dar loro un po’ di tepore dopo la faticaccia dei 42195metri e dargli la meritata medaglia. Nonostante i momenti frenetici ho potuto osservare le facce dei vari finisher e devo dire che, dalle espressioni viste, ognuno vive la maratona in modo diverso.Ho visto gente piangere, qualcuno era arrabbiato, altri non sapevano dove fossero, qualcuno mi ha riconosciuto dal giorno prima e mi ha salutato, qualcuno rideva e addirittura qualcuno ballava. Le due facce però di cui sono più fiero sono quelle di due spilli…Lorenzo aveva il volto di una persona distrutta, che aveva dato tutto e che non aveva neanche le forze per esaltarsi per il fantastico risultato ottenuto: 2h58′; l’altra era quella di Michele, anche la sua stanca ma a differenza di quella di Lorenzo era perfettamente conscia dell’impresa che aveva portato a termine e i sui occhi fieri dell’obbiettivo raggiunto: 3h08′!!! È stato un peccato non poter immortalare con foto e video quegli istanti, ma mi hanno lasciato dentro una gran voglia di ritornare a correre!!!
Concludendo devo dire che è stata una bella esperienza, sicuramente da rifare.

Diciamo però che per l’anno prossimo preferirei essere tornato dalla solita parte!!!

BaKo

“The finishline is reached!”

Sono sul treno del ritorno, ho ancora un ultimo spicchio di batteria del pc a disposizione, cosi, decido di concedere qualche riga, alle emozioni ancora vive di questi giorni, in particolare, delle prime ore di domenica, una mattina densa di emozioni!

Ho nelle orecchie una canzone degli smith, e chiudendo gli occhi ripasso in piccoli flash, le sensazioni, le fatiche, le immagini di questi tre giorni capitolini; volati!

Sabato mattina salutavo una Milano nebbiosa per trovar invece una bella giornata romana, un marathon village pienissimo e un clima festoso! Il mitico Baldini che si concede per qualche scatto.

Il programma prevedeva di portar con me le valigie (proprio lo stretto indispensabile), ritirare il pacco gara, smollare il tutto in albergo e raggiungere i fantastici supporters che giungevano da Milano, in auto! Un grosso grazie va anche a loro!

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Nulla di più insensato il giorno prima di correre 42,195 metri,

Oramai la frittata l’avevo fatta, cosi, borse in spalla su e giù per le scale del centro congressi, ritiro un sacco a sinistra e un altro a destra, finalmente ho individuato il posto giusto per continuare il mio carico di carboidrati del pre maratona, un piatto di pasta a’mmatriciana come s’e conviene!

Sempre borse in spalla via in direzione hotel, ma sbaglio ingresso della metro (rientro logicamente dove sono uscito) e mi trovo a fare una doppia rampa di scale!!!.. arriva finalmente il momento si liberarsi del peso e di buttarsi un attimo sul letto, un king size!

Appena ripreso dal caos dell’arrivo, mi dedico giustamente alla visita della capitale insieme ai supporters! La febbre pre maratona sale, anche se il clima è sereno, Ilaria, Massimo, Alessandra, Elena e Barbara fanno di tutto per tenere alto lo spirito, gli spilli continuano a darmi segnali di vicinanza e già da giorni mi trasmettono serenità e proseguono ad arrivare messaggi di incoraggiamento, i quali saranno risvegliati in gara, specialmente negli ultimi 8 chilometri!

Dovrei forse scrivere un libro su quegli ultimi lunghissimi chilometri ma forse sarebbe solo noioso, perché quando il dolore si presenta, condiverlo non è il massimo, ma quando poi è seguito da una grande gioia, nonostante il vento, la pioggia e la salita dell’ultimo tratto, tagliare il trauardo spazza ogni residuo di dolore! 

Le tesi su come vada affrontata una maratona sono veramente tante, in questi mesi, ho letto qualche libro sull’argomento; tutti erano concordi sul fatto che la maratona iniziasse dopo il 35esimo chilometro, e, in effetti, non avevano tutti i torti!

Notte poco tranquilla, ma stendiamo un velo pietoso… (la tensione la tagliavo a fette già da 2/3 giorni/notti), sveglia puntata alle 5.05, i miei occhi si spalancano alle 4.45,

Con l’ultima dose di carboidrati assunti, non mi rimane altro che aspettare le 7.30, ora in cui lascio la stanza e mi dirigo alla metro. Mentre attendo di lasciare la stanza ho davanti a me la canotta verde, cerco concentrazione e la trovo! La mitica canotta degli spilli, l’armatura, era pronta, sapevo che avrei dato il massimo!

Verso il colosseo una grande marea umana mi fa capire che non era una semplice tapasciate in grande stile,

lasciati borsa e affetti personali a Massimo, mi metto in griglia.

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(la mia faccia non nasconde nulla! Tensione a 1000!)

La partenza è emozionante, elicotteri che passano ovunque, gente da ogni dove, ma la concentrazione d’ora in poi era solo per il passo e la gestione dei chilometri, arrivo in scioltezza al 18esimo dove mi aspettano i supporters, al loro cenno rispondo con un pollice in su, tutto fila liscio, passo controllato sopra i 5 come da programma.

Ai ristori bevo, senza mai fermarmi, mi tengo idratato, al 22 pesco dai pantaloni la pastiglia di sali, ma mentre estraggo la prima,la seconda mi scivola e non riesco più a recuperarla, d’ora in poi avrò solo un gel e i sali messi a disposizione dagli organizzatori.

A complicare le cose ci si mette il gps che al 29esimo chilometro circa perde il segnale e di conseguenza la parte più tosta la devo gestire “a orecchio”, il passo lo mantengo costante anche se al 31 esimo circa, un lungo tornante mi taglia un po’ il ritmo, ma continuo sicuro, sentendomi ancora abbastanza lucido e carico.

Ma la grande novità, a parte il fatidico muro, è stata la comparsa, di un crampo sulla gamba destra, ecco di li la situazione dal 34 esimo si è fatta sempre più tosta, poiché se strecciavo un muscolo partiva il crampo sul suo opposto. Evvai!

La voglia di arrivare era tanta, oramai il cronometro era oltrechè impazzito, privo di sostanziale importanza, la testa doveva rimanere padrona delle gambe e non il contrario!

Giunto con tratti di dolore al 37esimo rivedo i magnifici supporters, che non mi hanno lasciato mai mancare il loro sostegno, e come eravamo rimasti d’accordo, Ilaria mi allunga un gel, cosi da donarmi quell’ultima manciata di energie per l’ultimo tratto…

 

Ma l’unico mio pensiero era gestire, perchè oramai l’intera gamba era sotto scacco del crampo, e non rimaneva che rispondere con un rapido stretching e corsa lentissima, ma l’apice del mio momento di difficoltà, l’ho raggiunto quando mi si affianca un simpatico runner britannico sbiascicandomi le parole “it’s not yet the finishline!”, questa è stata una scintilla! i miei occhi lo puntano con tanto disprezzo, tanto che il muscolo sembra non sentire più dolore, rinvigorito, riprendo a correre passandolo, e andando dritto verso l’ultima salita, fatta di vento (tutti gli ultimi 10 chilometri è apparsa una piacevole bora) e pioggierella..

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Il colosseo è alla mia sinistra, manca un ultima salita e li, ancora un ultimo sforzo e ci sono, chiudo in 3:50.34!

Non un risultato da sbandierare in maniera oggettiva, ma soggettivamente sono contento!

Il rammarico per gli ultimi 7,195 metri fatti in 45:31 minuti è ancora presente, ma le emozioni positive di questa maratona sono esponenzialmente più forti!

Sono ancora incredulo, ho fatto la mia prima maratona! Pensavo di arrivare più distrutto, sono emozionato, felicemente emozionato, tanto da camminare un po’ spaesato, ritiro la medaglia, al ristoro, ogni genere di cibaria la prendo, la metto in borsa senza ragionare, arrivo alla fine dei cancelli, trovo un magnifico gradino, è mio!

FINISH!

Le sensazioni ora che sto ultimando questo resoconto, a 5 giorni dalla gara sono ancora forti, la voglia è di correrne un’altra, tanta, che se dovessi ascoltare le emozioni dovrei correrne una gia il prossimo mese; ma la ragionevolezza mi costringe a concentrarmi su altri obiettivi, come migliorare in velocità e su distanze più brevi.

Questa mia prima maratona la dedico in special modo a tutti quelli che in questi mesi mi sono stati vicino, hanno creduto in me, ognuno di questi, con il proprio contributo, e con il proprio modo.

Il supporto degli spilli è stato fondamentale, alcuni momenti di incertezza sono diventati routine, e la loro più lunga carriera podistica ha giocato molto in questi mesi. Grandi!

Ai miei mitici supporters, che a Roma erano a bordo pista e hanno reso questo weekend ancora più pieno di emozioni, mi sento di ringraziarli uno ad uno: Alessandra, Ilaria, Massimo, Barbara e Elena! Fantastici!

Ora dopo qualche giorno di pausa, gia’ si pensa ai prossimi obiettivi podistici! Il dilemma è; quali saranno? ….

Presto lo scoprirete…

Gio

Give me a good reason (part 2)

Avevo chiesto qui di darmi una buona ragione per non provare la fortuna con la lottery per la Chicago Marathon, e non ero stato convinto.
Ho fatto la cazzata e mi ero pre-iscritto, non sapendo che solamente altri 35999 avrebbero cercato uno dei 15000 pettorali ancora disponibili. La dea bendata questa volta mi ha baciato, ora ho due giorni di tempo per decidere di completare la registration, investire 200$ e iscrivermi definitivamente.

Solo che io avrei voluto avere altri progetti per la seconda metà del 2013, progetti che non riguardavano la corsa. Già sognavo un viaggio in solitaria in Indonesia per Novembre, finalmente lontano dai pensieri nel mese che più di tutti ho in odio!!!

Come complicarsi la vita, questa iscrizione sembra quasi come auto boicottarsi, e ora non so cosa scegliere…

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Tornare nella Windy City, girare nuovamente nel loop, costeggiare il lago Michigan…

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… oppure Bali, Giava, Sumatra, Jakarta…

Cosa dovrei fare secondo voi?

M.

P.S.: Pregasi far arrivare le risposte entro il 14-03-2013

Give me a good reason

Datemi una buona ragione per non sfidare la dea bendata e partecipare alla lottery per la Chicago Marathon.
Certo il costo dell’iscrizione, del viaggio, dell’alloggio sono motivi plausibilissimi, lo Zaffo che mi dice che sarebbe uno smacco venire sorteggiato e poi decidere di non andare, ma io voglio un motivo vero. Qualcosa che non lasci adito a dubbio alcuno!!!Ecco, se qualcuno abbia qualcosa da dire, parli ora o taccia per sempre!!!

Sono in fase d’iscrizione compulsiva, Midnight Run, Scarpa d’Oro a Vigevano, Stramilano, Milano City Marathon, Rock ‘n’ roll Madrid Marathon… piange la mia carta di credito, ma viaggiano le mie gambe e la mia mente, e mi sento più leggero in ogni senso.

Aspetto le vostre motivazioni, avete tempo per dissuadermi fino alle 21 di Giovedì, orario di Chicago!

M.

P.S.: Oggi, a quasi un mese esatto dalla MCM, mi aspettano 3 ripetute da 4000 metri con Lello. Sarà dura!

Correre a “casa sua” sarebbe un sogno!