E poi alla fine ci ricaschi

Di solito dopo il 30esimo km e comunque fino a quando finisci ti ripeti che non ne farai mai più, che 42km sono davvero tanti, che ci sono modi più costruttivi per passare il proprio tempo. E le gambe sono dalla tua parte e continuano ad esserlo, e la testa anche non vuole più pensare alla parola maratona.
Domani non so come sarò, viste le condizioni attuali credo che a differenza del giorno dopo Berlino non penserò di volermi rimettere subito a pensare ad una nuova fatica simile a quella odierna alla Milano Marathon, mi servirebbe solo un po’ di breve oblio sulla corsa.

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Gli Spilli nel Sarzanas

E’ stata una gara difficile, spavalda all’inizio, diciamo almeno per metà del percorso. I 21km iniziali, centrali, con qualche passaggio faticoso per colpa della pavimentazione in realtà sono stati sciolti, fin troppo, veloci per me e Lello, che continuavamo a notare quanto fossimo sopra il ritmo inizialmente prefissato ma che non riuscivamo a trovare un passo più calmo. L’incontro con Roberto, Chiara ed Elena per lo scambio gel portava nuova linfa, come l’entusiasmo e gli applausi degli staffettisti appena prima di San Siro, e subito dopo era Zaffo in bicicletta ad accompagnarci in parte del percorso.
Era il 23esimo km e sentivo che qualcosa non andava più come in precedenza, sin dal km 10 sentivo le dita dei piedi già sofferenti (e ora c’è qualche cratere sotto di esse che mi rende ancora più faticosa la camminata), forse anche questo ha reso il tutto più duro, ma la fatica era cresciuta esponenzialmente lungo il perimetro del Meazza. In più appena girato per avvicinarci a Viale Novara accadeva il fatto più increscioso di tutta la gara. Una macchina posizionata esattamente sul percorso, dove la carreggiata si faceva più stretta, disturbava i corridori davanti a me, per poi addirittura sgasare. Un podista trentino si prendeva la sua rivincita con una botta assestata sul posteriore della vettura, con il guidatore che decideva di scendere e minacciare il corridore, supportato dall’interno da una ragazza. Io vedendo la scena e passando poco dopo gli ho detto che sarebbe solo dovuto stare muto prendendomi una sequela di insulti. Tutto il brutto di una gara in quella scena, gente che non rispetta un divieto, che sa solo fare la voce grossa, un tempo per certe persone avrei voluto conoscere la filastrocca mortale protagonista di Ninna Nanna di Palahniuk, mentre adesso auspicherei un cambio di mentalità e una maggiore educazione delle persone.
Questo è stato uno degli ultimi ricordi vividi del percorso, al km 32 ho abbandonato Lello, non sentivo più la voglia di correre, ho camminato, ho fatto stretching sono ripartito, ma quello è il momento che in ogni maratona dice la parola fine a certe ambizioni. Da quel momento inizia l’elastico, tra corsa e camminata, con corridori che mi superano per poi essere nuovamente superati, finchè non mi fermo nuovamente. Non riesco a trovare un ritmo meno distruttivo che mi porti a navigare in acque migliori. E qui il percorso della Milano Marathon di certo non aiuta. C’è un problema filosofico che porta anche a non pensare al meglio per i corridori, il voler far passare la gara in centro nelle prime battute, per creare meno disturbi alla città ci porta ad affrontare il momento più duro nel nulla, in anonimi viali, o in moderne zone ma decisamente poco vissute la domenica mattina. E il non avere alcun supporto esterno non diminuisce le difficoltà, anzi. E questo non educare una città al piacere di una manifestazione che dovrebbe portare indotti economici, turisti e comunque una certa vitalità stona se confrontata all’atmosfera che spesso si vivi all’estero in questi eventi. Milano per me è comoda, è vicina, è anche bella da correre, ma certe volte le sensazioni lasciano l’amaro in bocca.

Milano

Al 17 ero spavaldo (Grazie per la foto Vale!!!)

C’è stata però una cosa che riconcilia me con la maratona, con Milano, con la fatica. Appena uscito da Parco Sempione, superato da Andrea (a proposito, grande prestazione la sua e ottimo PB!) nel proseguire con il mio elastico, un forte crampo al quadricipite sinistro si faceva strada. Questa volta il dolore diventava realmente insopportabile tanto da farmi sdraiare sull’asfalto, sotto gli occhi di una donna di origine sudamericana accompagnata da una bambina sul passeggino. Mi chiedeva come stavo, se avevo bisogno di aiuto e io le dicevo che era solo un crampo, fino a che il dolore non si faceva sempre più intollerabile. Quei due o tre minuti sdraiato, con la donna che mi tirava la gamba sotto gli occhi della nipote non potevano concludere la mia gara, ero al km 39.5, avrei piuttosto camminato ma la medaglia doveva essere mia. Devo ringraziare il gesto di questa donna, che mi ha aiutato a rimettermi in piedi, a continuare alternando corsa e camminata fino al traguardo, tra un 5 dato a Barbara e le due salite prima della discesa finale e il rettilineo in Porta Venezia.
3h12’41”, 7′ in più di quello che mi ero prefissato e quasi 3 più di quello che mi ero dato come limite massimo, ma la medaglia era mia.

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Un diamante è per sempre

Il ricongiungimento con Tommi, Lello e Stefano, sotto gli occhi di Roby, Chiara ed Elena mette fine alla gara. Non alle mie sofferenze, che nel giro di un’ora mi porteranno a lasciare un ricordo non propriamente salutare nel bagno di un ristorante a buffet in San Babila, e una scenata per una sedia mancante. Ma la doccia casalinga, lo spritz, la birra e un hamburger fanno miracoli per tornare in condizioni accettabili… ma spiaggiato sul divano di casa.

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Foto in cui sono venuto decisamente bene – 1

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Il selfie con Blanka Vlasic al Marathon Village è la cosa più bella della due giorni milanese.

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Adesso sono 8

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Ecco dov’era la sedia mancante.

m.

Non ci sarò…

Il pettorale è rimasto là, non sono nemmeno andato a ritirarlo, non avrebbe avuto senso. In questo momento quasi mi irrita vedere la gente che corre, è solo invidia la mia sia chiaro, ma quando non puoi correre tu, vorresti che nessun altro lo possa fare.

Ho provato a non dare retta, come sempre, alla vocina del mio ginocchio che insiste da anni a non farmi correre ma stavolta ha vinto lui. Anche perché qua si parla di maratona e con la regina delle corse  non si scherza. Troppo il dolore, quello fisico si intende, si fa sentire gia al primo passo, intenso e non sopportabile. quindi fin troppo facile la scelta di lasciare stare. La cosa che mi preoccupa è che, anche se piccolo, dovrò con molta probabilità dover effettuare ancora un intervento al mio ginocchio, sarebbe il 4°, giusto per legittimare il nome di questo blog.

L’unica cosa positiva è che in fondo io oltre che runner sarei (forse meglio dire “ero”) un triatleta e il mio ginocchio mi ha concesso di poter fare gli altri due sport(il nuoto e la bici), quindi mentre agli altri Spilli (Cek,Tommy e Lello) sale la tensione pre gara(cavolo se mi manca quella sensazione), io mi rilasso con una bella uscita in bici…

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Lago d’Iseo

Comunque domani è vero non ci sarò a correrla fisicamente, ma sarò comunque sul percorso e la correrò mentalmente con gli altri Spilli, cercando di farmi trovare puntuale al 21°Km per passargli i gel… a proposito fatemeli preparare nello zaino prima che me li dimentichi a casa!!!

In bocca al lupo Spilli…

…e a tutti quelli che domani alle 9:30 partiranno per la loro grande avventura chiamata MARATONA

BaKo

 

A volte ricomincia…

Di cosa stiamo parlando? Ovviamente del famoso e odiato “Piano di allenamento” per poter arrivare in condizioni, spero decenti, alla Milano City Marathon.

Ormai manco da troppo tempo alla partenza di una qualsiasi competizione, pensare che l’ultima volta in cui mi trovavo ad una gara era forse all’evento sportivo più importante della mia vita. Doveva essere l’inizio di una serie di nuovi stimoli e nuove sfide, invece, complici drastici cambiamenti nella mia vita, mi sono ritrovato a corricchiare ogni tanto, zero voglia di fare fatica, la bici chiusa in cantina e la piscina lontana dai miei interessi.

Ma non sono fatto per stare sul divano e quindi preso da un momento di coraggio (i 5kg di peso messi su in questo periodo mi hanno aiutato ad averne) mi sono iscritto alla gara che di più odio al mondo: La Maratona.

Qui nasce spontanea la domanda: “Ma perchè?”

Ovviamente non ho una risposta

L’unica cosa che so è che mi sono preso questo impegno e quindi è giusto rispettarlo. A differenza di tutte le altre volte però ho bisogno di qualcuno che mi obblighi a farlo e quindi mi affiderò ad un “Piano di allenamento”. La cosa giusta, come altri Spilli e atleti seri fanno, sarebbe quella di rivolgersi a centri specializzati, ma l’idea di farmi insultare da un essere umano nel momento in cui salterò qualche allenamento non mi ispirava. Quindi dò fiducia a quello che My Asics mi consiglia, forse perchè mi fa partire veramente piano e in questo momento ritengo sia la cosa migliore.

Mamma mia che scansafatiche che sono diventato…ma la speranza che la voglia di far fatica torni c’è, quindi diamo inizio a questa nuova sfida.

Comunque qualsiasi consiglio su quale programma applicare alla preparazione di una maratona è ben accetto, quindi non fate i timidi, dita sulla tastiera e scrivete

BaKo

Ho cambiato idea…

Lo ammetto, mi sono ricreduto.

Faccio parte di quelli che erano contro la scelta di Linus di togliere la parte competitiva della Deejay Ten. Per come aveva gestito il podio l’anno scorso(premiati tre che non avevano diritto di essere sul podio), trovavo la scelta di quest’anno un ripiego all’errore commesso. Invece no, trovo la scelta giusta vedendo sopratutto le ultime novità introdotte dalla FIDAL per poter partecipare a gare competitive. Io questa’anno la DeejayTen l’ho corsa il lunedi sera da solo tra le strade della mia campagna(ovviamente con la maglietta ufficiale) perchè domenica per motivi vari non sono potuto andare alla partenza.

DeeJay Eleven

Però hoi visto foto, letto commenti, sentito opinioni e tutti sono stati entusiasti per questa “festa” del running, perchè tale alla fine era: 25.000 corridori più o meno seri che si sono sparati 10km in compagnia per le vie del centro di Milano. Poi bravi quelli del Nike Running Club che hanno organizzato un bellissimo sistema di pacer(leggete qua oppure guardate qua l’esperienza del Cek),

Tutto alla faccia della FIDAL che invece di avvicinarsi al runner “amatoriale” sta facendo di tutto per dar vita sempre di più a queste forme di gare. Per chi non lo sapesse ancora dal 1° giugno 2016 per partecipare ad una gara FIDAL bisognerà obbligatoriamente essere tesserati con la Federazione (ad una società o tramite Runcard). Leggendo vari articoli sul web quasi tutti sono concordi che a rimetterci sarà appunto il runner “amatoriale” che dovra per forza iscriversi ad una società per partecipare anche solo ad una gara all’anno(ora si pagava il famoso “tesserino giornaliero”) e quindi spendere molto di più. Sotto la nota informativa rilasciata dalla FIDAL che va a cambiare anche la gestione dell’organizzazione di 1/2 Maratone e Maratone che non potranno essere più a livello regionale e provinciale(non ne capisco il perchè)

FIDALVedremo se alla fine avrà ragione la FIDAL o quelli come Linus, ad oggi vince facile il secondo, 25.000 partecipanti ad una 10km FIDAL non si sono mai visti!!!

BaKo

We run Milano together

Se avete letto Open, l’autobiografia di Andre Agassi, forse ricorderete che si diceva, in uno dei primi capitoli, di come il tennis fosse lo sport più solitario, forse più autistico che ci fosse. Si gioca da soli, contro un avversario con cui non ci può essere uno scambio diretto senza racchetta, un contatto fisico e manchi del tutto la vicinanza con qualcuno che possa alleggerire i momenti più duri, le tensioni. E’ pure vietato il coaching nel tennis nei tornei del Grande Slam, dal tuo angolo non possono giungere suggerimenti su come variare strategia e quindi il tennista professionista si trova solo, contro un avversario, sotto gli occhi di un arbitro e di molti giudici di linea, oltre che degli spettatori.
Qualcuno potrebbe obiettare che anche la corsa sia uno sport solitario, e diciamo che lo è in buona parte. Ci si può allenare da soli, e a volte quasi conviene pure farlo, in gara ognuno ha i suoi obiettivi, che spesso non riguardano la classifica finale, ma il tempo segnato sul proprio orologio o su quello presente in alcune gare nei pressi dell’arrivo. Però il contatto fisico c’è, corri spalla a spalla con altri come te, condividi con loro lo stesso spazio fisico anche se della maggior parte di loro non saprai nulla dopo, e non sapevi nulla prima.
Oppure, puoi decidere dopo qualche anno di gara (o anche meno eh, sia chiaro…) di provare ad essere colui che spinge qualcuno verso un proprio limite. Qualcuno di cui prima non sapevi nemmeno l’esistenza, e dopo probabilmente non vedrai mai più.

Black Pacer

Black Pacer

Oggi, su suggerimento di Stefano (ultimogenito del Sarzanas Running Team), ho avuto l’onore e un poco di onere di fare il pacer alla DeejayTen, con la perfetta organizzazione del Nike Run Club Milano. Certo, ci hanno stuzzicato ben bene loro, offrendoci già il sabato una maglietta ben griffata, un paio di shorts da 2″, merce spesso rara e da me molto apprezzata. Con la ciliegina sulla torta, la domenica di un paio di scarpe tutte nostre… non credevo, o forse non volevo credere che ce le lasciassero, ma per il disturbo inesistente di dover incitare e portare verso il limite tutti i partecipanti della corsa organizzata da Linus, questo “pacco gara” può dirsi uno dei più ricchi che io abbia mai avuto modo di ricevere. Per una volta sembra che la corsa economicamente mi abbia dato più di quello che io ho dato a lei.

Uno strappo alla regola #nolegsie solo per mostrare le mie scarpe nuove. E gratis!

Uno strappo alla regola #nolegsie solo per mostrare le mie scarpe nuove. E gratis!

E non bastasse questo, nel mio ruolo di pacer dei 50′ della seconda ondata di partecipanti, ho avuto modo di portare con me qualche corridore per buona parte del percorso, un percorso e una gara comunque difficile per chi puntasse a migliorarsi. Strade strette a volte, moltissima gente da superare, un primo km corso più vicino ai 6’/km che ai 5′ previsti. Mi sono autoconferito il ruolo di scopa del mio gruppo di pacer, sono stato più indietro rispetto agli altri bravi corridori in maglia nera come me, e negli ultimi 3 km ho incontrato nuovamente un corridore con cui avevo scambiato qualche parola sulla linea di partenza. Il pettorale personalizzato diceva “Ing Maverick”, e con lui e un altro siamo stati assieme, cercando di recuperare il più possibile sul piccolo ritardo che avevamo. Sono stati 3 km lunghi per lui, lo immagino, ho mentito un po’ con lui, gli dicevo che andavamo un po’ più lenti del passo a cui in realtà stavamo andando, qualche piccola bugia sulle distanze mancanti, ma erano a fin di bene. L’ho lasciato a 10m dal traguardo quando il mio gps segnava 49’57”, un ottimo risultato in generale e ancora migliore per come eravamo partiti.
Non sapevo nulla di lui prima, però internet ti permette di recuperare informazioni da qualche piccolo indizio, e posso dire con sicurezza che la soddisfazione che ho avuto quando ho letto il suo risultato nella classifica finale è stata grande quanto la sua. All’inizio mi aveva detto che aveva corso altri 10km in 52’… oggi ha chiuso la DeejayTen in 49’59”!!!!
Cosa può esserci di più bello di portare qualcun altro a ottenere il suo risultato? In fondo il suo risultato è anche il mio, prima volta da pacer e me la sono cavata bene.

E poi ci sono tutti i Runlovers di Facebook, qualcuno l’ho incontrato, qualcuno purtroppo no e ci avrei tenuto a lasciar loro la spilla che gli avevo promesso, anche come regalo di compleanno. Ma qualcun altro di loro mi ha riconosciuto e mi ha chiamato, non sono abituato a tutta questa celebrità!
E poi finalmente, ho visto Valeria con la sua bellissima pacer degli ultimi metri di gara, scambiato due parole con Dario e Chiara, su Berlino, Valencia e Milano 2016 e ho condiviso con i colleghi pacer un pranzo, la soddisfazione della giornata, anche se ho scoperto pure poi che qualcuno lo seguo pure su Instagram e qualcun altro invece non sono riuscito a riconoscerlo.

Ecco, nonostante le polemiche dell’anno scorso, e qualcuna di quest’anno, credo che questo sia lo spirito da Deejay Ten, non la ricerca di una competizione, non una gara, ma un modo per vivere una giornata di corsa, una comunione di persone che condividono qualcosa. Se anche è durato solo oggi, per molti il ricordo rimarrà a lungo.

L'onda pacer

L’onda pacer

Considerazioni Varie Di Aprile/Inizio Maggio(Pacer, Matrimoni Polacchi, Vienna, Wings For Life, Umidità)

Più o meno con ordine:

1 – 12/04: Ritirato a Milano; poco o niente da dire, oppure tanto da dire ma non voglio dirlo. Ma quando giri anche bene, sai che la crisi arriverà (ed a quel ritmo, arriverà prima, molto prima), la testa non vuole fare fatica, e non hai l’umiltà necessaria per andare avanti (ecco il punto), meglio che ti fermi per evitare di mancare di rispetto a chi determinati tempi li sogna la notte. Ri-ecco il punto; più umiltà, sapere di non valere 2:56′ e capire i tuoi limiti attuali, non fa di te un maratoneta di serie B (se addirittura B possiamo considerarci), ma solo un podista che conosce realmente dove può arrivare, quello che può dare e come può allenarsi; un 3:15′ è da sogno, la medaglia anche, la soddisfazione dell’arrivo uguale a chi soffre per 2:40′.

Un vero peccato averlo capito sul treno di ritorno delle 13:01 da Milano Rogoredo a Lodi…

La voglia era a casa...

                        La voglia era a casa…

...o sopra un marciapiede San Siro...

…o sopra un marciapiede San Siro…

2 – 19/04 – Pacer a Padova: già, perché se 22 Km sono stati la domenica prima, dovevano assolutamente essere 42,195 Km la domenica dopo, per giunta in 3:15′ a Padova. Palloncini e voglia di arrivare, fare pace con la distanza regina, scambiare parole, pensieri e sguardi con chi ti segue, o almeno ci prova, offrire un punto di riferimento e portarlo al traguardo per la prima medaglia in maratona della carriera podistica.

Esordio e Pallonicino Soddisfatti

            Esordio e Palloncino Soddisfatti

3 – 25/04 – Matrimonio Polacco (Federico – Agnieszka): partenza venerdì 24, matrimonio 25 e 26, Vienna il 29/30 e rientro a Lodi il 1° Maggio. In mezzo, Cracovia, 30 cicchetti di vodka e 87 portate (rimesse, mio malgrado, allo scoccare della mezzanotte…), sorrisi sinceri, gite serie, spiacevoli sorprese e Vienna baciata dal sole e dagli Schnitzel giganti, 1600km di camper e qualche frontiera mai oltrepassata prima. Poche parole per definire una grande settimana, dove è successo tutto e più di tutto, forse anche troppo. Un pezzo di cuore e un’infinità di ricordi sono rimasti là, andare a ritrovarli sarà obbligatorio nei prossimi mesi/anni…

Felici prima di "fatale un colpo di freddo..."

Felici prima di “fatale un colpo di freddo…”

4 – 3/05 – Wings For Life (Verona) : potenzialmente un’ultra che è stata ridimensionata a maratona sulla linea di partenza; rinominata Via Crucis al 19° (da 4’20” a 5′ nel giro di 2 Km) e Sauna dal 30°. Umidità, salite, poco allenamento (o troppo il giorno prima…) hanno fatto si che Vitantonio Liuzzi mettesse fine al calvario poco prima del lago, più o meno al 34° Km. Giusto così, lungo per la Monza Resegone o per la maratona di Suviana?

Partenza da Top Runner

                   Partenza da Top Runner

L.

MMC – Parte 3 e Meno 3

Sub 3h, 3:05′ o 3:10′.

Meno 3.

Parto forte, soffro dopo; parto piano, soffro dopo ma un pò meno; parto forte, vediamo dove arrivo, o come arrivo, se ci arrivo. Perdo il treno; prendo il treno, sbagliato, arrivo tardi, mi fermo a fare colazione, in San Babila.

Tommaso, Dario, spero (per me, non per loro) che qualcuno a farmi compagnia ci sarà, per qualche km.

Milano City Marathon Parte 3. Bella e diversa, con il percorso nuovo e i vialoni che ti “aiutano” a pensare…

Nuovo percorso

                          Nuovo percorso

Mi manca solo correrla sotto la pioggia, ma forse la scampo anche questa volta.

Farà caldo?

                                Farà caldo?

Giochiamocela, in qualche modo è pur sempre festa.

A volte, solo un pò faticosa…

L.