(Ri) Tentar a Milano (non) nuoce…

Milano, Trieste, Monza-Resegone,Berlino,Firenze o Reggio nell’Emilia.

Si esatto, sono nell’ordine le capitali dall’unità d’Italia in poi.

Manca poco più di una settimana alla Milano City Marathon 2014.

Come ci arrivo, ancora non lo riesco a capire. Sensazioni che variano, gambe stanche ma che comunque non mollano un ritmo un poco più sostenuto del solito. Peso forma, forse qualcosa meno. Meno del Zaffani, sicuro.

Però a sto giro non mi commuovo a vedere il video che ricorda la manifestazione dello scorso anno. Saranno segni di magnifica maturazione interiore? Saranno i condotti oramai secchi? Sarà che oramai è sempre la stessa cosa?

Personal best sulla mezza a Verona (con attaccato Tommi come traino), 10km alla “viva il parroco” a Parabiago e poco altro.

Qualche chilometro in più del solito, ma pochi veri lunghi, con ancora ben impressi i brividi di freddo di due settimane fa dopo 2 ore al vento.

Tenterò di partire un pò più forte dello scorso anno, magari già da subito innanzi ai pacer delle 3h, e proverò a tenere. E vedere come reagiscono le gambe.

Nel caso, sarà un ottimo lungo in previsione Bavisela del 4 Maggio, il giorno dopo la finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli.

Death or glory, cantava Giosuè Strummer.

Non la faccio così tragica. So che è solo la prima tappa di un lungo percorso,che nel 2014 ho deciso sarà intenso di 42,195 km.

Notizia degna di nota, è la mia partecipazione come ambasciatore/maratoneta (se così vogliamo definire il mio ruolo) per YouAble, con la quale ho finalizzato l’iscrizione. Sarà per me un onore sostenere la loro causa e i loro progetti, a cui vi rimando al sito.

 

Grazie ad Elena per la bella opportunità concessomi!

Infine, mi piacerebbe aver un bel gruppo di supporto domenica prossima. Lo chiedo un pò perchè mi farebbe piacere sentire qualche voce amica durante la corsa; un pò perchè non ho voglia di tornare in treno, preferisco la macchina.

Quindi, parcheggiate a Brenta, o al silos di San Donato (ma non ho moneta, scusate) e venite a sorreggermi all’arrivo, oppure al chilometro 29, tanto caro a qualcuno…

Best Regards!!!

L.

 

(Meno) 2 settimane

La primavera scorsa, prima della MCM, in questo periodo non stavo più nella pelle. Non vedevo l’ora di arrivare a Rho Fiera e percorrere tutti i 42,195km che mi separavano dall’arrivo al Foro Bonaparte.

Ora, con la Turin Marathon alle porte, non provo minimamente nessuna emozione.

Qualcosa c’è, ma è un misto di rassegnazione e preoccupazione.

Due settimane. Oramai è arrivata l’ora di tirare i remi in barca. Ciò che è fatto è fatto.

Sinceramente, è proprio questo che mi preoccupa. Non sono mai riuscito ad andare oltre i 30 km, per problemi vari, fisici e mentali. Ripetute più lente, meno rigidità alimentare, qualche svago in più, gambe che fanno spesso male, fatica nel recupero. Per come sono fatto, queste sono tutte cose che mi rimangono dentro e non mi permettono di guardare con positività e serenità verso il 17 novembre.

Due settimane. Qualcosa meno. Torino non l’ho mai vista. Ma non voglio andare a fare una scampagnata. I chilometri fatti fino qui vanno onorati.

Di una cosa sono certo però: la voglia di soffrire, tanto o poco che sarà, non manca. E’ spero non venga mai meno.

“Ho visto grandi vincitori, persone che si sono superate e che hanno passato il traguardo piangendo, senza forze, ma non solo per la spossatezza fisica, bensì soprattutto per essere riusciti a realizzare ciò che in fondo era solo il frutto dei loro sogni. Ho visto persone che, dopo aver tagliato il traguardo dell’Ultra-Trail du Mont-Blanc, si sedevano per terra e restavano sedute per ore con lo sguardo perso, con il sorriso più grande dentro di sé, ancora incredule per ciò che avevano appena fatto, sapendo che svegliandosi avrebbero potuto dirsi di essere riuscite, di aver vinto tutti i timori e di aver realizzato i loro sogni. Ho visto persone che, pur essendo arrivate quando i primi hanno già avuto tempo di fare la doccia, di pranzare e forse di fare persino un bel pisolino, si sentono vincitrici e non cambierebbero ciò che provano per nessun’altra cosa. E le invidio,perchè, in fin dei conti, non corriamo per questo? Per sapere che siamo capaci di sconfiggere le nostre paure, e che il nastro che tagliamo all’arrivo non è tenuto dalle hostess, ma si trova là dove volano i nostri sogni? La vittoria non consiste nell’essere capaci di spingere il nostro corpo e la nostra mente al limite per scoprire che quei limiti ce ne hanno fatti conoscere altri ancora? E portare avanti, pian piano, i nostri sogni?” (Correre o morire, Kilian Jornet i Burgada, atleta fuoriclasse dell’endurance).

Kilian Jornet, classe 1987. Contagioso!

Kilian Jornet, classe 1987. Contagioso!

Con un karma così, come si fa almeno a non provarci?

L.

Intervista schizofrenica

Avvertenza:
Checché ne possa dire, correre può fare male, non è per tutti. Correre continuamente può creare una dipendenza, si inizia a parlare solo di quello; si organizza la giornata, le settimane, i mesi, le vacanze in base a quello. E poi si può arrivare ad una fase schizofrenica, in cui ci si ritrova a scrivere una finta intervista, in cui si gioca a fare l’intervistatore e l’intervistato, solo per parlare di corsa in un modo differente. Ecco, in questo momento io mi ritrovo in questa situazione! Chiedetevi se vale la pena cominciare per finire così…

Prima della partenza

Prima della partenza

 

Uno dei più bei meme riguardanti la corsa dice che c’è un modo facilissimo per riconoscere chi ha corso una maratona, basterà farlo parlare e sarà lui a dirtelo, senza nessuna domanda particolare. Prepararmi per quest’intervista con Cek non è stato difficile, sapevo che mi avrebbe raccontato senza fatica la sua esperienza alla MCM, del resto dopo aver corso 42km e 195 metri cosa sarà rispondere a qualche domanda?

Il tuo obiettivo prima della gara era correre la MCM in 3h08′, è andato tutto come previsto quindi?
«
Non poteva andare meglio di così, è stato il coronamento dei mesi di lavoro. Dopo Firenze cercavo una rivincita, ora posso dire veramente che la lezione di novembre è stata recepita. Non potevo permettermi di sbagliare ancora l’approccio con la gara, di certo non dopo questi mesi di ottima preparazione.»
Ci hai dato dentro da Dicembre, vero?
«
Beh, l’ho detto che avevo qualcosa da farmi perdonare, il 2012 era stato difficile dal punto di vista podistico. Avevo visto letteralmente la gente sfrecciarmi davanti mentre io con i crampi e una fatica indicibile mi trascinavo verso il traguardo, e questo per ben 7 chilometri. Ho ancora davanti agli occhi la scena di una ragazza tra il pubblico che incita noi corridori e io che sconsolato la guardo e le faccio capire che proprio non ne ho più, c’è del romanticismo in tutto questo, ma è molto meglio quando le gambe rispondono alla spinta del pubblico. Comunque tra Firenze e Milano nel mio percorso ci sono più o meno 900km.»
Non solo quelli però.
«
Ah certo, c’è anche qualche PB. Anzi da gennaio mi sono migliorato in tutte le distanze, nei 5000, nei 10000, nella mezza maratona, mancava giusto la distanza regina e Milano era l’occasione giusta. Io poi non la consideravo la mia scelta per il periodo primaverile, a dicembre mi ero iscritto a Madrid (si corre il 28 aprile, ndA), e inizialmente la preparazione era incentrata su quella. Milano si è presentata quasi casualmente, Lello aveva deciso di correrla e io pensavo di prenderla come opportunità per un lungo in vista di fine aprile. Poi i continui risultati, la voglia di correre che mi pervadeva e la spinta di Lello e Zaffo hanno fatto il resto, la MCM era diventata un’occasione ghiottissima per puntare al PB sulla maratona.
3h08’34”, un miglioramento di 20 minuti rispetto a Firenze e di 18 rispetto alla Lago Maggiore Marathon del 2011.
«
Una bella soddisfazione. E nei due giorni seguenti la felicità per il risultato si faceva più consapevole, non lo credevo possibile fino a poche settimane fa, pensavo di avere le potenzialità al massimo per correre i 42 km in 3h12′, non di più. Poi però una volta corso il lungo di 32 km da solo ad una media di 4’28″/km, avevo capito che la barriera si era spostata un po’ più in là, per questo mi ero prefissato i 188 minuti di tempo di percorrenza. Tutto come previsto appunto.»
Hai qualche ricordo particolare della gara?
«
Ovviamente mi è capitato di ripensarci, di rivivere alcuni momenti lungo il percorso. Da interista, anche se ultimamente un po’ più all’acqua di rose, è stato particolarmente divertente incrociare nei pressi di San Siro Rodrigo Palacio, che incappucciato nella sua felpa grigia osservava, a dire il vero senza troppo entusiasmo, il passaggio di noi corridori. Poi ricordo alcuni compagni di viaggio, tre ragazzi con la divisa della Virtus Cesena che avevano come obiettivo di correre in 3h09′, con loro ho condiviso parte dei km a metà gara, e li ho rivisti soddisfatti a fine gara. E poi sempre intorno al 20° km un corridore che risponde al cellulare e si mette a parlare dicendo che sta seguendo il treno delle 3 ore e 10; io tra me e me pensavo che se corro così tanto è per non avere la schiavitù telefonica e per estraniarmi un po’, questione di punti di vista.
Poi le facce note lungo la strada, Tommi, Gio e Ale nei pressi della Centrale, Carlo qualche metro più avanti, gli staffettisti lodigiani che aspettavano il loro turno, Silvia di MLFM al 32° km. E gli spilli e le spille volontarie all’arrivo, è stato bello gioire con loro, abbracciare Sam che mi copriva con la carta di alluminio, Alessia che mi mette la medaglia al collo e Roberto e Monia con cui festeggiare.»
A Milano hai corso la tua terza maratona. Si può dire che ora hai una discreta conoscenza della distanza?
«
Non penso si possa mai dire di conoscere la maratona. Prima di correre la prima ad Arona pensavo che una volta corsa una maratona le altre sarebbero state tutte in discesa, credevo che bastasse il primo vero approccio per conoscere i 42 km. E in fin dei conti la prima volta è stata eccezionale, come meglio non si poteva sperare. C’era la tensione, la gioia durante i primi km, la fatica che compare gradualmente per raggiungere il suo apice dopo il 36° km e poi l’esplosione di emozioni nell’ultimo km, qualcosa che mi ha lasciato senza fiato, una felicità che faccio fatica a paragonare con altre sensazioni vissute. Ecco, questa è la prima maratona, alla seconda la tensione è stata inferiore, c’è stata più spavalderia e tutto mi si è ritorto contro. Quindi si può già dire che ogni volta è una storia nuova e bisogna affrontarla con rispetto. Cosa che ho fatto a Milano, insieme alla consapevolezza che bisogna darsi da fare per conquistare le grazie di questa gara. I primi 30 km mi hanno affascinato, sono stati inebrianti, poi è iniziato il momento in cui serviva più impegno per far funzionare il rapporto e dal 36° avrei smesso ad ogni passo, i km si facevano immensamente più lunghi. Questa è stata la maratona per me, la correrei ancora solo per quei 6 km, in quel momento contavano solo me stesso e la mia fatica. Superare quei 6 km mi ha permesso di essere accarezzato dalla felicità.»

All'arrivo in piazza Castello

All’arrivo in piazza Castello

Progetti futuri?
«
Andare a correre a Madrid, il tempo non è importante, voglio godermi la città, le crocchette di baccalà a Casa Labra, l’hamburguesa de Domingo, cerveza e churros. Poi continuare con le mezze maratone, siamo a 4 nel 2013, e me ne mancano 9 per centrare il mio obiettivo di 13. Mi piacerebbe partecipare a qualche missione con i Podisti da Marte, e poi con gli Spilli ci sono un po’ di progetti vari, speriamo di riuscire a metterli in pratica.»

MCM 2013 (Lello’s Run)

“L’ultima, stop, per quest’anno non ne voglio più sapere!”

Fosse così, sarebbe anche legittimo. Mesi di allenamento, pioggia, neve, vento, freddo, sveglie alle 5 del mattino, pista alle 21 di sera, medi di 35’ a 3’49”, ripetute, 3×4000, lunghi. La testa che non va più, le gambe che si ribellano, dolori ovunque, ansia, tensione.

Sabato mattina, ore 7.18; torno mestamente a casa. Zoppico, coda tra le gambe, muso lungo, non parlo con nessuno.  Il  piede destro fa le bizze, si ribella. E’ finita, penso. 18’, 3 km. 4 mesi buttati, per tutta la giornata evito di parlare, mi confido solo con pochi, non dico niente a nessuno. Non lo dico a Michele, per non rovinare il suo entusiasmo; lo dico a Elena e a Zaffo, che mi dicono di stare tranquillo. Io tranquillo lo sono, ma perché oramai sono rassegnato. Parto e male che vada mi ritiro. E in autunno mi iscrivo a Torino…

Domenica mattina, sveglia ore 5. Treno ore 6.23. Metro e arrivo a Rho. Pioggerellina e freddo. Nuvole minacciose. Ci cambiamo sotto il parcheggio della Fiera. Mi piace l’ambiente, anche se ce lo godiamo poco. Ci cambiamo, qualche foto, portiamo la borsa e facciamo riscaldamento. Tutto nella speranza che possa servire a qualcosa. Non ho fiducia, sono pessimista; il riscaldamento lo salto, quasi. Entriamo nella gabbia presto. Sale la tensione, sale la fiducia. Comunque vada, sarà un successo; di certo, non mollo. Sono qui, me la gioco fino in fondo.

Prima della partenza

Prima della partenza (Grazie a Podisti.net per la foto)

Via. 3’57” il primo chilometro. Tallono i pacer delle tre ore. Incredibile, sto bene. Molto bene, mi sembra di andare facile, con il freno a mano tirato, non voglio esagerare, è lunga. I km scorrono veloci. Senza accorgermene quasi, lascio la compagnia delle 3 ore e faccio gruppetto davanti. Mi sento bene, sempre in controllo. Mi ripeto di non strafare, è lunga. E poi siamo solo in periferia, ancora deve arrivare la vera Milano, i palazzi, il pubblico, i lastroni e i binari del tram. La compagnia del gruppetto è ottima, si ride e si scherza. Non sarà così per sempre, immagino. Arriviamo in Milano, si inizia a sentire il pubblico.

Corso Sempione, 20° Km

Corso Sempione, 20° Km

Passo alle mezza in 1:29’. Perfetto, sto da Dio, il piede sta li buono buono, nessun dolore o allarme. Oramai manca poco e sarò al 24° km, dove mi attendono Tommi, Gio e Ale. Non so come, ma allungo. Quasi senza accorgermene, me ne vado, in progressione. Prendo i gel da Tommi, che puntualmente perdo (grazie al cielo percorriamo avanti ed indietro Via Pisani!).

“http://www.facebook.com/video/embed?video_id=10200583843585854”

Si sente il vento, ma supero i Bastioni di Porta Venezia di slancio, passo Viale Bianca Maria e torno indietro come se nulla fosse. Mi fa compagnia una donna, che tutti incitano. Le dico di starmi dietro, al coperto dal vento. Finché ne ha, mi segue. Arriviamo in Piazza San Babila, raggiungo tanta gente. Qualcuno già inizia a pagare la partenza lanciata. Beato me, che ho già 4 maratone alle spalle e un pochino di esperienza. Sono ancora in spinta, passo Piazza del Duomo e Piazza della Scala. Recupero ancora posizioni. Il passo segnato dal GPS scende da 4’11” a 4’10”. Bene così, finché ne ho, devo spingere. Per soffrire c’è ancora tempo. La parte dura comincia ora.

30° km: sto ancora bene, rapidamente faccio il punto della situazione. Sono solo, mi porto appresso un omino piccolino; mi è sempre attaccato, non si scrolla di dosso. Mi tocca anche dentro con i piedi, rischiando di farmi inciampare. Non so come insultarlo, da quello che ho capito non è italiano. Ma già me lo immagino superarmi al traguardo, dopo che ho tirato tutto il tempo e l’ho coperto dal vento.

32° km: in teoria i nostri supporters dovrebbe essere anche qua. Nulla, non si vedono. No problema, di gel ne ho ancora. Supero Dario, altro noto blogger, piuttosto affaticato, ma non ha nessuna intenzione di mollare. Ci scambiamo un incitamento.

33° km: cambio della staffetta, vedo che si riscalda l’oro olimpico Stefano Baldini. Gli do il cinque. Mi da una bella carica, ma inizio ad accusare un pochino la fatica. L’omino, la mia ombra, mi è sempre alle calcagna. Sempre incollato.

38°:Il vento fa cadere una transenna proprio quando passo io. La evito con difficoltà e vado avanti. Tempo qualche metro e il mio amico tallonatore mi supera. Mi dice di seguirlo. Mannaggia a te, se avessi ancora qualcosa in corpo te la farai vedere io…

39° e 40°: Eccolo, Corso Sempione. Fatto al 20° più essere fastidioso e noioso,ma con freschezza lo superi; al 40° vorresti morire. Butto giù la testa, penso alla fatica, a tutti i km fatti in questi mesi di allenamento, al freddo patito alla Stramilano, alla neve e ai geloni alle mani ed ai piedi di Busseto. Fatico incredibilmente, ma ci sono. Resisto.

41° e 42°: Ci siamo. Aggiriamo Parco Sempione, rettilineo e curva a destra. Manca un niente. Spingo fino ai crampi. Sono sotto (e cotto!), e anche alla grande. Manca un niente, una curva, pochi metri.

Ultimissimi metri!

Ultimissimi metri!

200, 150, 100, 50…42.195°: 2:58’14”! O in Real time, 2:58’ puliti. Se non fosse che sto per svenire, tutto bene! Mi rendo conto di aver fatto una cosa incredibile! Un sacco di pensieri per la testa; i sacrifici, la dieta, le rinunce, le levatacce e il letto alle 22. Sono serviti a qualcosa, dal primo all’ultimo.

Sfinito!

Sfinito! (Grazie ad Andòcorri per la foto)

Samuele, Roberto e Alessia mi festeggiano. Non vedo l’ora di stendermi. Mi tolgo le scarpe. Mi commuovo, mi lascio andare, non mi interessa. E’ il mio momento, l’ho atteso. Diversamente da Firenze, dove sinceramente non sapevo cosa aspettarmi, qua avevo un solo obiettivo, infrangere il muro delle 3 ore. Ci sono riuscito, e al primo tentativo. Non voglio più correre maratone, se ne riparlerà l’anno prossimo, forse. Solo mezze e 10 km.

Arriva Michele, soddisfatto. E te credo! Mi rivedo in lui, la sua storia assomiglia alla mia in novembre.

Arriva anche Tommi, che forse soffre più di noi lo stop forzato causa infortunio. Non so quanto vorrebbe essere al nostro posto…

Stupendo, meraviglioso. Passa la stanchezza. Sono un po’ più lucido. Non ci sto più dentro! Chiamo Elena, che per prudenza ho lasciato a casa. Fallire sotto i suoi occhi non sarebbe stato il massimo.

Doloranti ma soddisfatti!

Doloranti ma soddisfatti!

A casa tutti conoscono già il mio risultato. in famiglia già conoscevano il mio risultato. Chiamo mio cugino, anche lui già a conoscenza. Per una volta non mi dice che sono stato scarso! Ma è già pronto a sfidarmi ed a sopravanzarmi nella Maxi classifica.

Arrosto (con birra Stelvio, finalmente).Divano, Roubaix ( Cancellara invincibile), gelato, aperitivo, pizza. Tutto quanto meritato. Tutto con la medaglia al collo.

Maratoneti Hipster

Maratoneti Hipster

Milano mi ha regalato la più bella giornata sportiva della mia vita. Tempo ideale, percorso veloce e divertente. Tanta gente a fare il tifo. Tanti colori, amici sulle strade, calore. L’arrivo in Piazza Castello, tra due ali di folla. Le lacrime, la fatica, il sudore.

Grazie a tutti, di cuore. A chi mi ha sopportato, e che tante volte si è sentita dire “no, devo correre” oppure “sono stanco, andiamo a casa”; a chi mi ha sostenuto, e sempre mi ha spinto a dare di più. A chi si è allenato sempre con me, quasi in simbiosi, aiutandoci a vicenda a non mollare; a chi non c’è più, ma che porto tatuato sulla pelle sempre di fianco a me; a chi in questi periodo ho trascurato, ma che so che sotto sotto non si è mai sentito in disparte; a chi ha creduto in me, più di quanto possa aver fatto io.

Dedica speciale alla Decafamily Pieve Fissiraga, che mi ha regalato un  lunedì mattina da leone! Siete speciali!

Decafamily sempre presente!

Decafamily sempre presente!

“L’ultima, stop, per quest’anno non ne voglio più sapere!” . Troppa fatica nel scendere e salire la scale. Ma quella passa, e la voglia di migliorarsi resta. Inizio a pensare dove posso limare i secondi. Dicono che Torino sia veloce…

L.

Dall’altra parte

Cari runners e non, rieccomi qua…no non ero sparito, è solo che sono ancora infortunato a tempo indeterminato e quindi non è che avessi tanto da raccontare a parte riabilitazioni varie e visite mediche.

Visto “il mio status”, che mi tiene lontano dalle gare da quel ormai lontano 06 gennaio nella Mezza sul Brembo, ho deciso che questo week-end lo avrei passato dall’altra parte.

Ebbene si, questo week-end ho fatto il volontario per una gara ma non un gara qualsiasi bensì la

Milano City Marathon.
In questa avventura non ero solo ma insieme a me c’erano altri due spilli: Monia e Samuele. Il nostro compito era diviso nelle giornate di sabato, al Marathon Village, e la domenica al traguardo.
Il sabato ci presentiamo al Marathon Village e veniamo assegnati alla distribuzione dei pacchi gara, dopo essere stati vestiti con abbigliamento griffato MCM, ci mettiamo biro in mano pronti al nostro compito. Dopo 5 ore che ripeti in modo sistematico, in italiano e in inglese:”mi dia la busta del pettorale” e “che taglia vuole della maglietta” c’è chi impazzirebbe, ma essendo io, come già detto in passato, uno che fa amicizia anche con i sassi ne ho approfittato per conoscere un po’ di persone: gente che mi consigliava scarpe per correre, gente che mi diceva quali maratone correre e poi è stato bello vedere persone arrivare da qualsiasi parte d’Italia e del mondo per correre una maratona. Devo dire che tutto è filato liscio, a parte qualche solito rompiballe che cercava di avere più di una maglietta o qualcuno che si lamentava di regole FIDAL secondo loro non corrette. In effetti se ci penso le 5 ore di lavoro mi sono volate anche se hanno lasciato un bel mal di gambe come regalo

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Spilli addetti al ritiro pacco gara

La domenica mattina, se devo essere sincero, avrei preferito passarla a letto ma ormai l’impegno me lo ero preso ed era giusto rispettarlo. Con grande gioia scopro, insieme agli altri due spilli e alla new entry Alessia, che siamo stati assegnati al traguardo a distribuire i teli termici e le medaglie dei finisher della maratona. Quindi il mio incubo di essere assegnato alla distribuzione delle sacche era stato scongiurato. La fortuna di essere li é stata quella di poter vedere da vicino l’arrivo del vincitore

ma da li a poco è iniziato il nostro vero lavoro perché, dopo all’incirca 2h30′ di gara, sono iniziati ad arrivare i primi finisher non professionisti e vista la presenza di vento freddo era importante farsi trovare pronti con i teli per dar loro un po’ di tepore dopo la faticaccia dei 42195metri e dargli la meritata medaglia. Nonostante i momenti frenetici ho potuto osservare le facce dei vari finisher e devo dire che, dalle espressioni viste, ognuno vive la maratona in modo diverso.Ho visto gente piangere, qualcuno era arrabbiato, altri non sapevano dove fossero, qualcuno mi ha riconosciuto dal giorno prima e mi ha salutato, qualcuno rideva e addirittura qualcuno ballava. Le due facce però di cui sono più fiero sono quelle di due spilli…Lorenzo aveva il volto di una persona distrutta, che aveva dato tutto e che non aveva neanche le forze per esaltarsi per il fantastico risultato ottenuto: 2h58′; l’altra era quella di Michele, anche la sua stanca ma a differenza di quella di Lorenzo era perfettamente conscia dell’impresa che aveva portato a termine e i sui occhi fieri dell’obbiettivo raggiunto: 3h08′!!! È stato un peccato non poter immortalare con foto e video quegli istanti, ma mi hanno lasciato dentro una gran voglia di ritornare a correre!!!
Concludendo devo dire che è stata una bella esperienza, sicuramente da rifare.

Diciamo però che per l’anno prossimo preferirei essere tornato dalla solita parte!!!

BaKo

Non è un altro post sulla corsa (o per lo meno non solo su quella)

Nonostante oramai manchi solo un giorno alla Milano City Marathon, questo post non parlerà principalmente della preparazione, delle speranze, delle tensioni per la gara di Domenica e probabilmente non tratterà solo di running. E’ semplicemente una riflessione sulla corsa, sullo sport, sul tempo che passa, sull’adolescenza forse, o sono solo poche righe di psicologia spiccia; quella accademica è stato un traguardo a lungo cercato (più o meno fortemente) e mai raggiunto, tanto per utilizzare una terminologia sportiva.

Prendo spunto da una lettura e dalla mia attività di allenatore di una squadra di basket Under13:

la prima è un articolo letto su RunLovers, in cui si parla dei pensieri che popolano la mente di un runner durante la fatica. Citando Murakami che affermava di non pensare a niente durante le sue corse, si parla di come la fatica ci faccia riappropiare del nostro corpo, ce lo faccia riconoscere, conoscere nuovamente dopo che ci abituiamo all’idea del nostro stato corporeo. E’ durante lo sforzo che ci accorgiamo dei chili in più, delle parti dolenti che magari sottoutilizziamo, e finalmente spostiamo il nostro pensiero sulle funzioni vitali, sul respirare, sul battito del cuore. Anche questo è un modo per liberarci dei pensieri che ci portiamo dietro, più o meno importanti, ma spesso non vitali.
Quando avevo appena iniziato a correre con un certo costrutto mi capitava di uscire munito di iPod e cuffie, e spesso mi lasciavo sopraffare dal ritmo dei pezzi che si susseguivano casualmente, per arrivare ad un punto in cui il mio fisico ancora poco allenato non poteva più seguire quel ritmo. Una volta quando ero particolarmente cotto, ricordo che era il periodo estivo, a poco più di un km da casa mia decisi di togliere le cuffie, spegnere l’iPod, perchè quello era l’unico modo per completare l’allenamento. Il sentire la pesantezza dei miei passi, il mio respiro, e solo questi, mi avevano restituito le forze per terminare, o per meglio dire mi avevano permesso di ricercare e sfruttare forze che ancora avevo. La musica le stava inibendo e da quel giorno ogni volta che esco a correre è il suono di ciò che mi circonda che fa da colonna sonora.
In questo modo il sintonizzarsi sulle mie sensazioni interne mi permette anche di pensare alle cose che ritengo veramente importanti e di creare una faticosa lucidità.

Mi piace correre anche perchè in quei momenti ci si libera di una delle maggiori schiavitù volontarie di questi tempi: la continua connessione, la dipendenza dagli smartphone, da whatsapp.
Nelle ore di corsa sei tu, irraggiungibile, libero e in quei momenti tu sei il mondo intero e il resto può andare avanti anche senza di te, lo dice bene il monologo finale di Memento: “Devo convincermi che, anche se chiudo gli occhi, il mondo continua ad esserci… allora sono convinto o no che il mondo continua ad esserci? …c’è ancora? …sì.”
Il mondo c’è ancora, è sotto i tuoi occhi mentre corri, ma sei finalmente disconnesso positivamente, puoi goderti la tua compagnia, e personalmente se c’è una cosa che negli anni io ho imparato ad apprezzare, quella è anche lo stare in tranquillità con me stesso.

L’abbandono del cellulare, di internet, si collega al secondo spunto, al paragone che interiormente facevo oggi durante gli allenamenti dei ragazzi, tra loro, adolescenti nel 2013 ed io, ragazzino che giocava a basket, fresco adolescente nel 1991. Vedevo le differenze di comportamento nei confronti dei miei compagni di squadra, dell’allenatore, il modo in cui l’insieme, la squadra si rapporta all’autorità del coach e l’esempio che mi si pone davanti adesso è sicuramente deficitario rispetto a quando ero io dall’altra parte della barricata. Noi ascoltavamo quello che ci veniva detto, cercavamo di mettere in pratica quello che ci veniva richiesto, ognuno a modo suo, con i nostri pregi, i nostri difetti, ma cercando sempre di migliorare, cosa che adesso non vedo nella squadra che mi ritrovo ad allenare. Sicuramente dipende anche dalle minori mie capacità rispetto agli allenatori che ho avuto nella mia carriera cestistica, ma le mancanze sono anche da parte dei ragazzi che hanno un livello di attenzione assolutamente inferiore e insufficiente per poter recepire quegli insegnamenti necessari a migliorare. E quello che meno aiuta, e che anzi vedo in parte colpevole di questa minore capacità di concentrazione è dato dal continuo pensiero al telefono cellulare portato in palestra o lasciato in spogliatoio, a quella continua connessione da cui un adolescente fa ancora più fatica a liberarsi. Ad una mia domanda oggi i ragazzi mi hanno detto che dedicano almeno 2/3 ore ad internet, al giocare al computer, alle varie console, lungi da me colpevolizzare cose che anch’io utilizzo massicciamente, ma se queste portano ad annullare le attività reali, all’aperto il problema si pone realmente.
Liberarsi da certe connessioni, dedicare tempo ad altro diventa a mio avviso indispensabile.
Per qualcuno sarà la corsa, per qualcun altro una passeggiata, una biciclettata, la lettura di un libro, qualsiasi cosa, basta che sia fatta.

M.

P.S.: E’ ora di riposare, per domenica l’obiettivo è ambizioso, serviranno energie!

Positive Tension

Ho un libro aperto davanti, i Depeche Mode che suonano su iTunes (Delta Machine mi piace, stranamente…).

Dovrei studiare. Ovviamente, non lo faccio. Mangio di tutto e di più.

La testa è da un’altra parte, su un altro tipo di competizione. Almeno a una quarantina di chilometri di distanza da qua.

Ultimi allenamento, rifinitura. I chilometri fatti pesano tutti, più che fatica fisica, sono sforzi mentale non indifferente. Pioggia, vento, freddo, non mollano nulla. Si soffre, alla grande. Ogni chilometro è come se fosse l’ultimo della grande fatica.

Non vedo l’ora di scendere dalla metropolitana, fermata Rho Fiera, ore 7.30, domenica 7 Aprile 2013.

Il countdown segna 9 giorni,15 ore, 25 minuti e altrettanti secondi.

Manca poco, o forse troppo. Ho giusto il tempo di guardami ancora 76 volte questo video.

Tutte le volte mi commuovo, non scherzo.

La tensione fa brutti scherzi. Ma almeno mi tiene teso, e carico: quel che basta per sentirmi sempre vivo!

L.

Della Stramilano e delle pessime abitudini dei podisti italici

Si può dire tutto e il contrario sull’organizzazione della Stramilano half-marathon, e in particolare se ne può parlare molto male.
Sintetizza bene le problematiche affrontate dai podisti questo pagellone su AtleticaWeek.it, ovviamente per ciò che riguarda i voti particolarmente bassi. Personalmente non trovo fastidiosa l’assenza di cibo solido o bevande calde nel ristoro finale, anche se la presenza è sempre gradita, certo che un tavolo solo con acqua e gatorade non è la migliore accoglienza dopo 21 km, specialmente se molto bagnati.
L’assenza di gazebi per cambiarsi è colpevole, non so quanto potessero costare in termini economici e di lavoro supplementare all’organizzazione, ma con le previsioni che lasciavano molta poca speranza, sarebbe stato accorto apportarne qualcuno per permettere ai podisti, 6500(!!!), di cambiarsi all’asciutto. Come tutti mi sono cercato uno spazio sotto un albero e tra una goccia fredda e l’altra ho cercato di mantenermi asciutto mentre mi cambiavo, soprattutto ho cercato di mantenere asciutto ciò che mi sarebbe servito dopo la gara, in fin dei conti avevo almeno 90 minuti di tempo per bagnarmi in gara!
Non mi lamento del deposito borse, fortunatamente il papà di Lello si è sacrificato sotto la pioggia per custodire le nostre sacche, la famiglia Verdelli è foriera di tutte queste gentilezze (e ancora sul blog nessuno ha parlato delle doti culinarie della mamma di Lello!!!!). Consegnare la sacca è sempre un terno al lotto, con la pioggia a maggior ragione, ogni volta che lascio la sacca mi sembra di compiere un atto di fede, finora sempre ripagato con il ritrovamento senza troppi problemi una volta arrivato al traguardo, ma sotto sotto metto sempre in conto il rischio di ritrovarmi con brutte sorprese da questo punto di vista.
Pessima la mancanza di pace-maker, inspiegabile perchè non ci siano, penso che ci sarebbe la fila per proporsi come “lepri”, e soprattutto sarebbe un bell’aiuto per chi cerca un tempo di un certo livello.
Esecrabile l’assenza di controlli all’ingresso delle gabbie, tanto valeva non approntarle nemmeno per lasciarle incustodite!
E qui è dove mi incazzo di più, non con l’organizzazione, non mi è mai capitato di lavorare ad eventi sportivi di questo tipo, e posso solo immaginare le difficoltà di muovere la macchina quando i numeri sono così elevati, ma con la maleducazione, l’inciviltà di noi podisti (non tutti, generalizzare serve a poco). E continuo ad incazzarmi ogni volta che succede e mentre ci penso ancora!
Non sopporto quelli che con il loro bel pettorale contrassegnato di arancione, bianco o giallo che fosse si sistemano nel settore riservato ai verdi, o ai più veloci blu, o ancora ai velocissimi rossi!!! Perchè poi nei primi metri mi devo trovare davanti la vecchia tapasciona che fa la corsa per sentirsi bella, o il giovane che farebbe meglio ad allenarsi un po’ di più, e devo fare continuamente zig zag per andare al mio passo. E questi che quando gli fai correttamente e gentilmente presente che il loro settore si trova dietro fanno gli spiritosi/e, che “tanto ci superi” oppure “guarda che poi ti arrivo davanti” con quel ghigno che poi dopo 2 minuti di corsa hanno già perso, ecco voi se mi state leggendo, sappiate che mi verrebbe da darvi una bella spinta ogni volta che vi trovo davanti, almeno capireste quanto fastidioso e potenzialmente pericoloso sia il vostro comportamento!
Malcostume italico, e non c’è organizzazione carente che tenga, l’unico colpevole per quanto mi riguarda è la maleducazione del singolo individuo. Autoregolamentarsi non è un reato, anzi…

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Blogger in strada

Per quanto riguarda la corsa, non avevo grandi obiettivi, stare sotto l’ora e trenta, e ho bissato precisamente il risultato di Dalmine, 1h27’56”, con sosta ai box al secondo km per bisogni fisiologici e rallentamento sostanzioso negli ultimi 4 km per un fastidio alla milza.
La quarta mezza maratona del 2013 è in cantiere, il mio progetto di correrne 13 nel 2013 è in perfetta media, va bene così!

 

 

Aggiungiamo una mia piacevole sfilata di moda post-gara in metro e abbiamo la brevissima cronaca della mia seconda Stramilano.
E ora sotto con MCM, da mesi aspetto questo momento!

M.

P.S.: Ironicamente domenica questo era il mio karma musicale


Well we all shine on
Like the moon and the stars and the sun

Give me a good reason

Datemi una buona ragione per non sfidare la dea bendata e partecipare alla lottery per la Chicago Marathon.
Certo il costo dell’iscrizione, del viaggio, dell’alloggio sono motivi plausibilissimi, lo Zaffo che mi dice che sarebbe uno smacco venire sorteggiato e poi decidere di non andare, ma io voglio un motivo vero. Qualcosa che non lasci adito a dubbio alcuno!!!Ecco, se qualcuno abbia qualcosa da dire, parli ora o taccia per sempre!!!

Sono in fase d’iscrizione compulsiva, Midnight Run, Scarpa d’Oro a Vigevano, Stramilano, Milano City Marathon, Rock ‘n’ roll Madrid Marathon… piange la mia carta di credito, ma viaggiano le mie gambe e la mia mente, e mi sento più leggero in ogni senso.

Aspetto le vostre motivazioni, avete tempo per dissuadermi fino alle 21 di Giovedì, orario di Chicago!

M.

P.S.: Oggi, a quasi un mese esatto dalla MCM, mi aspettano 3 ripetute da 4000 metri con Lello. Sarà dura!

Correre a “casa sua” sarebbe un sogno!

Facile!

“Ma dai, sotto le 3 ore è facile!” (cit. corridore cremasco, anzi, originario di Gatulì)

Si, come no. A dirlo, sicuro. A farlo, forse. Cioè, è fattibile, ci sono riusciti almeno, e solo in Italia, circa 1800 persone. 

Fatto sta che, comunque, sono parole che spronano. Difatti, stamane mi sono ritrovato sul cavalcavia a fare le ripetute sui 100 metri…in salita!

E però. Anch’io dico che alla prossima maratona l’obbiettivo è quello, però dire che è facile, mi sembra esagerato. C’è pur sempre da corre veloce (dipende dai punti di vista) per 42195 metri.

Apprezzo coloro che sono sicuri di se, sanno dove vogliono arrivare, come centrare l’obbiettivo dopo essersi preparati al meglio. Non nascondo che anch’io voglio arrivare al loro stesso livello.

Per ora, trovo ancora che ci sia uno scoglio, un ostacolo, più o meno sormontabile, da oltrepassare. 

Per la cronaca, la persona che ha proferito la sopracitata sentenza, ha chiuso l’ultima Maratona di Reggio Emilia in 2:58’32”. Con una contrattura al polpaccio e dopo vari contrattempi avuti durante l’ultima settimana prima della gara. Tanto di cappello, spero un giorno di arrivarti vicino, almeno la finirai di prendermi simpaticamente in giro per quanto vado piano.

Ultimo punto: ufficiale, allenamento per la Milano City Marathon iniziato. Se cercate un piano di allenamento, vi consiglio questo, stilato in collaborazione con a rivista Correre, che cercherò di seguire con minuziosità.

A voi la scelta, anzi, pick your poison!

Buona serata, e che Aceto sia con voi!

Immagine

Allego Allenamento MCM 2013