A volte ricomincia…

Di cosa stiamo parlando? Ovviamente del famoso e odiato “Piano di allenamento” per poter arrivare in condizioni, spero decenti, alla Milano City Marathon.

Ormai manco da troppo tempo alla partenza di una qualsiasi competizione, pensare che l’ultima volta in cui mi trovavo ad una gara era forse all’evento sportivo più importante della mia vita. Doveva essere l’inizio di una serie di nuovi stimoli e nuove sfide, invece, complici drastici cambiamenti nella mia vita, mi sono ritrovato a corricchiare ogni tanto, zero voglia di fare fatica, la bici chiusa in cantina e la piscina lontana dai miei interessi.

Ma non sono fatto per stare sul divano e quindi preso da un momento di coraggio (i 5kg di peso messi su in questo periodo mi hanno aiutato ad averne) mi sono iscritto alla gara che di più odio al mondo: La Maratona.

Qui nasce spontanea la domanda: “Ma perchè?”

Ovviamente non ho una risposta

L’unica cosa che so è che mi sono preso questo impegno e quindi è giusto rispettarlo. A differenza di tutte le altre volte però ho bisogno di qualcuno che mi obblighi a farlo e quindi mi affiderò ad un “Piano di allenamento”. La cosa giusta, come altri Spilli e atleti seri fanno, sarebbe quella di rivolgersi a centri specializzati, ma l’idea di farmi insultare da un essere umano nel momento in cui salterò qualche allenamento non mi ispirava. Quindi dò fiducia a quello che My Asics mi consiglia, forse perchè mi fa partire veramente piano e in questo momento ritengo sia la cosa migliore.

Mamma mia che scansafatiche che sono diventato…ma la speranza che la voglia di far fatica torni c’è, quindi diamo inizio a questa nuova sfida.

Comunque qualsiasi consiglio su quale programma applicare alla preparazione di una maratona è ben accetto, quindi non fate i timidi, dita sulla tastiera e scrivete

BaKo

Traguardi Emozionali

E dos! E solo nel giro di due settimane…

Con ordine:

8/11/2015: Maratona di Ravenna: incredibilmente facili i primi 21 km, meno dal 28° al 35°. Ancora in spinta dopo il 35°. E pazienza per quei 25″ di troppo…

22/11/2015: Ultra K Marathon: solo 15 giorni settimane dopo, 50 km su e giù dall’Appennino parmense. Gara paesaggisticamente magnifica e maledettamente dura. Come esordio, gestione gara e clima non si poteva chiedere di meglio.

Proprio vero che dove non arrivano le gambe, arriva la testa e il cuore…

Il pianto liberatorio è ciò che unisce entrambe; da Ravenna, torno consapevole di potercela fare, magari allenandomi meno, ma capace ancora una volta di più di saper soffrire; da Salsomaggiore, torno con la voglia di riprovarci a Seregno, perché tutto sommato mi sono divertito incredibilmente.

Ma c’è qualcosa in più…

C’è che la corsa mi sta permettendo di passare qualche momento con chi ora sta leggermente più lontano da me, logisticamente parlando; anche solo seguendomi, per 50 km, in bici, in salita e in discesa, al freddo e senza guanti, su per Vigoleno e giù dal Valico di Sant’Antonio.

Per questo ed altro ancora, grazie!

Ed è solo l’inizio…

Benvenuta Ultra!

L.

 

We run Lodi together – Pacer alla Laus Half Marathon

Far vincere la pigrizia e non scrivere nulla sulla prima edizione della Laus Half Marathon, oppure onorare un evento che aspettavo da tanto tempo in quel di Lodi?
Ormai sono qui, non posso non scriverne, non sarà l’articolo più bello, più interessante che leggerete qui però è un’occasione che non mi posso lasciare sfuggire.

Così come non mi ero lasciato sfuggire l’occasione, un’altra volta, per dare un senso sportivo e non solo ad una gara che non aveva nessun obiettivo cronometrico particolare. Mi sono lasciato prendere da questo ruolo di pacer, dopo la Deejay Ten anche qua a Lodi dovevo puntare a rendere la corsa più semplice per gli altri, che dover pensare a me.
La fatica, quando si fa il pacer, non è fisica, o per meglio dire, quella passa in secondo piano, la fatica è tutta mentale, è la necessità di adattarsi alla situazione. Partire con un passo, correre il primo km a sensazione, spesso più veloce del passo che si dovrebbe tenere, e poi da quello, un km alla volta è un continuo adattamento, al percorso, alle persone che ti trovi al tuo fianco, e ad un certo punto quando il tuo corpo inizia ad essere meno fresco devi cercare risorse che sai di avere ma non sempre trovi.

Forse la parentesi da pacer in questo momento si richiuderà, adesso ho un nuovo programma, passato un mese da Berlino, ho nuovi obiettivi vicini e finora mai raggiunti, questa parentesi mi è servita nel mantenermi caldo e pronto e per ricaricare le energie. Ma mi è piaciuta molto e, senza alcuna falsa modestia, sono stato così preciso da farmi venire voglia, in futuro, di rifarlo. Alla fine essere d’aiuto per qualcun altro, aiuta anche me e mi fa stare bene.
Dovevo fare 50′ alla Deejay Ten e ho portato qualcuno a fare il suo primato a 49’59”, dovevo stare nell’1h29′ questa volta e con Lorenza e Pierpaolo, altri due pacer, abbiamo portato un buon numero di podisti sotto il muro dei 90′. E tra questi anche lo spillo Samuele, che ha chiuso in 1h29’29”. Meglio di così!!??!?

Pacer che vincono non si cambiano. Anche se qualcuno è Xplesso.

Pacer che vincono non si cambiano. Anche se qualcuno è Xplesso.

E poi che bello è andare in bici alla partenza, tornare in bici e fare la doccia a casa propria 5′ dopo il ristoro e la consegna della medaglia?
E’ stata una bella gara, sulle strade di casa, questa volta con un pettorale e in compagnia di altri 1200 podisti, meglio non poteva andare.

Adesso aspettiamo l’anno prossimo, la podistica San Bernardo saprà come rendere ancora migliore la bella esperienza di quest’anno!

M.

P.S.: Noi pacer abbiamo corso la gara con la maglietta gialla dei Podisti da Marte, per ricordare il presidente marziano Fabrizio Cosi. Che la terra gli sia lieve.

Ho cambiato idea…

Lo ammetto, mi sono ricreduto.

Faccio parte di quelli che erano contro la scelta di Linus di togliere la parte competitiva della Deejay Ten. Per come aveva gestito il podio l’anno scorso(premiati tre che non avevano diritto di essere sul podio), trovavo la scelta di quest’anno un ripiego all’errore commesso. Invece no, trovo la scelta giusta vedendo sopratutto le ultime novità introdotte dalla FIDAL per poter partecipare a gare competitive. Io questa’anno la DeejayTen l’ho corsa il lunedi sera da solo tra le strade della mia campagna(ovviamente con la maglietta ufficiale) perchè domenica per motivi vari non sono potuto andare alla partenza.

DeeJay Eleven

Però hoi visto foto, letto commenti, sentito opinioni e tutti sono stati entusiasti per questa “festa” del running, perchè tale alla fine era: 25.000 corridori più o meno seri che si sono sparati 10km in compagnia per le vie del centro di Milano. Poi bravi quelli del Nike Running Club che hanno organizzato un bellissimo sistema di pacer(leggete qua oppure guardate qua l’esperienza del Cek),

Tutto alla faccia della FIDAL che invece di avvicinarsi al runner “amatoriale” sta facendo di tutto per dar vita sempre di più a queste forme di gare. Per chi non lo sapesse ancora dal 1° giugno 2016 per partecipare ad una gara FIDAL bisognerà obbligatoriamente essere tesserati con la Federazione (ad una società o tramite Runcard). Leggendo vari articoli sul web quasi tutti sono concordi che a rimetterci sarà appunto il runner “amatoriale” che dovra per forza iscriversi ad una società per partecipare anche solo ad una gara all’anno(ora si pagava il famoso “tesserino giornaliero”) e quindi spendere molto di più. Sotto la nota informativa rilasciata dalla FIDAL che va a cambiare anche la gestione dell’organizzazione di 1/2 Maratone e Maratone che non potranno essere più a livello regionale e provinciale(non ne capisco il perchè)

FIDALVedremo se alla fine avrà ragione la FIDAL o quelli come Linus, ad oggi vince facile il secondo, 25.000 partecipanti ad una 10km FIDAL non si sono mai visti!!!

BaKo

Deejay Ten – Le foto

E dopo il racconto di una giornata speciale da pacer alla Deejay Ten, qualche foto ufficiale scattata al ritrovo dei pacer del Nike Run Club e qualcuna scattata sul percorso dai fotografi di Podisti.net.

We run Milano together

Se avete letto Open, l’autobiografia di Andre Agassi, forse ricorderete che si diceva, in uno dei primi capitoli, di come il tennis fosse lo sport più solitario, forse più autistico che ci fosse. Si gioca da soli, contro un avversario con cui non ci può essere uno scambio diretto senza racchetta, un contatto fisico e manchi del tutto la vicinanza con qualcuno che possa alleggerire i momenti più duri, le tensioni. E’ pure vietato il coaching nel tennis nei tornei del Grande Slam, dal tuo angolo non possono giungere suggerimenti su come variare strategia e quindi il tennista professionista si trova solo, contro un avversario, sotto gli occhi di un arbitro e di molti giudici di linea, oltre che degli spettatori.
Qualcuno potrebbe obiettare che anche la corsa sia uno sport solitario, e diciamo che lo è in buona parte. Ci si può allenare da soli, e a volte quasi conviene pure farlo, in gara ognuno ha i suoi obiettivi, che spesso non riguardano la classifica finale, ma il tempo segnato sul proprio orologio o su quello presente in alcune gare nei pressi dell’arrivo. Però il contatto fisico c’è, corri spalla a spalla con altri come te, condividi con loro lo stesso spazio fisico anche se della maggior parte di loro non saprai nulla dopo, e non sapevi nulla prima.
Oppure, puoi decidere dopo qualche anno di gara (o anche meno eh, sia chiaro…) di provare ad essere colui che spinge qualcuno verso un proprio limite. Qualcuno di cui prima non sapevi nemmeno l’esistenza, e dopo probabilmente non vedrai mai più.

Black Pacer

Black Pacer

Oggi, su suggerimento di Stefano (ultimogenito del Sarzanas Running Team), ho avuto l’onore e un poco di onere di fare il pacer alla DeejayTen, con la perfetta organizzazione del Nike Run Club Milano. Certo, ci hanno stuzzicato ben bene loro, offrendoci già il sabato una maglietta ben griffata, un paio di shorts da 2″, merce spesso rara e da me molto apprezzata. Con la ciliegina sulla torta, la domenica di un paio di scarpe tutte nostre… non credevo, o forse non volevo credere che ce le lasciassero, ma per il disturbo inesistente di dover incitare e portare verso il limite tutti i partecipanti della corsa organizzata da Linus, questo “pacco gara” può dirsi uno dei più ricchi che io abbia mai avuto modo di ricevere. Per una volta sembra che la corsa economicamente mi abbia dato più di quello che io ho dato a lei.

Uno strappo alla regola #nolegsie solo per mostrare le mie scarpe nuove. E gratis!

Uno strappo alla regola #nolegsie solo per mostrare le mie scarpe nuove. E gratis!

E non bastasse questo, nel mio ruolo di pacer dei 50′ della seconda ondata di partecipanti, ho avuto modo di portare con me qualche corridore per buona parte del percorso, un percorso e una gara comunque difficile per chi puntasse a migliorarsi. Strade strette a volte, moltissima gente da superare, un primo km corso più vicino ai 6’/km che ai 5′ previsti. Mi sono autoconferito il ruolo di scopa del mio gruppo di pacer, sono stato più indietro rispetto agli altri bravi corridori in maglia nera come me, e negli ultimi 3 km ho incontrato nuovamente un corridore con cui avevo scambiato qualche parola sulla linea di partenza. Il pettorale personalizzato diceva “Ing Maverick”, e con lui e un altro siamo stati assieme, cercando di recuperare il più possibile sul piccolo ritardo che avevamo. Sono stati 3 km lunghi per lui, lo immagino, ho mentito un po’ con lui, gli dicevo che andavamo un po’ più lenti del passo a cui in realtà stavamo andando, qualche piccola bugia sulle distanze mancanti, ma erano a fin di bene. L’ho lasciato a 10m dal traguardo quando il mio gps segnava 49’57”, un ottimo risultato in generale e ancora migliore per come eravamo partiti.
Non sapevo nulla di lui prima, però internet ti permette di recuperare informazioni da qualche piccolo indizio, e posso dire con sicurezza che la soddisfazione che ho avuto quando ho letto il suo risultato nella classifica finale è stata grande quanto la sua. All’inizio mi aveva detto che aveva corso altri 10km in 52’… oggi ha chiuso la DeejayTen in 49’59”!!!!
Cosa può esserci di più bello di portare qualcun altro a ottenere il suo risultato? In fondo il suo risultato è anche il mio, prima volta da pacer e me la sono cavata bene.

E poi ci sono tutti i Runlovers di Facebook, qualcuno l’ho incontrato, qualcuno purtroppo no e ci avrei tenuto a lasciar loro la spilla che gli avevo promesso, anche come regalo di compleanno. Ma qualcun altro di loro mi ha riconosciuto e mi ha chiamato, non sono abituato a tutta questa celebrità!
E poi finalmente, ho visto Valeria con la sua bellissima pacer degli ultimi metri di gara, scambiato due parole con Dario e Chiara, su Berlino, Valencia e Milano 2016 e ho condiviso con i colleghi pacer un pranzo, la soddisfazione della giornata, anche se ho scoperto pure poi che qualcuno lo seguo pure su Instagram e qualcun altro invece non sono riuscito a riconoscerlo.

Ecco, nonostante le polemiche dell’anno scorso, e qualcuna di quest’anno, credo che questo sia lo spirito da Deejay Ten, non la ricerca di una competizione, non una gara, ma un modo per vivere una giornata di corsa, una comunione di persone che condividono qualcosa. Se anche è durato solo oggi, per molti il ricordo rimarrà a lungo.

L'onda pacer

L’onda pacer