We run Milano together

Se avete letto Open, l’autobiografia di Andre Agassi, forse ricorderete che si diceva, in uno dei primi capitoli, di come il tennis fosse lo sport più solitario, forse più autistico che ci fosse. Si gioca da soli, contro un avversario con cui non ci può essere uno scambio diretto senza racchetta, un contatto fisico e manchi del tutto la vicinanza con qualcuno che possa alleggerire i momenti più duri, le tensioni. E’ pure vietato il coaching nel tennis nei tornei del Grande Slam, dal tuo angolo non possono giungere suggerimenti su come variare strategia e quindi il tennista professionista si trova solo, contro un avversario, sotto gli occhi di un arbitro e di molti giudici di linea, oltre che degli spettatori.
Qualcuno potrebbe obiettare che anche la corsa sia uno sport solitario, e diciamo che lo è in buona parte. Ci si può allenare da soli, e a volte quasi conviene pure farlo, in gara ognuno ha i suoi obiettivi, che spesso non riguardano la classifica finale, ma il tempo segnato sul proprio orologio o su quello presente in alcune gare nei pressi dell’arrivo. Però il contatto fisico c’è, corri spalla a spalla con altri come te, condividi con loro lo stesso spazio fisico anche se della maggior parte di loro non saprai nulla dopo, e non sapevi nulla prima.
Oppure, puoi decidere dopo qualche anno di gara (o anche meno eh, sia chiaro…) di provare ad essere colui che spinge qualcuno verso un proprio limite. Qualcuno di cui prima non sapevi nemmeno l’esistenza, e dopo probabilmente non vedrai mai più.

Black Pacer

Black Pacer

Oggi, su suggerimento di Stefano (ultimogenito del Sarzanas Running Team), ho avuto l’onore e un poco di onere di fare il pacer alla DeejayTen, con la perfetta organizzazione del Nike Run Club Milano. Certo, ci hanno stuzzicato ben bene loro, offrendoci già il sabato una maglietta ben griffata, un paio di shorts da 2″, merce spesso rara e da me molto apprezzata. Con la ciliegina sulla torta, la domenica di un paio di scarpe tutte nostre… non credevo, o forse non volevo credere che ce le lasciassero, ma per il disturbo inesistente di dover incitare e portare verso il limite tutti i partecipanti della corsa organizzata da Linus, questo “pacco gara” può dirsi uno dei più ricchi che io abbia mai avuto modo di ricevere. Per una volta sembra che la corsa economicamente mi abbia dato più di quello che io ho dato a lei.

Uno strappo alla regola #nolegsie solo per mostrare le mie scarpe nuove. E gratis!

Uno strappo alla regola #nolegsie solo per mostrare le mie scarpe nuove. E gratis!

E non bastasse questo, nel mio ruolo di pacer dei 50′ della seconda ondata di partecipanti, ho avuto modo di portare con me qualche corridore per buona parte del percorso, un percorso e una gara comunque difficile per chi puntasse a migliorarsi. Strade strette a volte, moltissima gente da superare, un primo km corso più vicino ai 6’/km che ai 5′ previsti. Mi sono autoconferito il ruolo di scopa del mio gruppo di pacer, sono stato più indietro rispetto agli altri bravi corridori in maglia nera come me, e negli ultimi 3 km ho incontrato nuovamente un corridore con cui avevo scambiato qualche parola sulla linea di partenza. Il pettorale personalizzato diceva “Ing Maverick”, e con lui e un altro siamo stati assieme, cercando di recuperare il più possibile sul piccolo ritardo che avevamo. Sono stati 3 km lunghi per lui, lo immagino, ho mentito un po’ con lui, gli dicevo che andavamo un po’ più lenti del passo a cui in realtà stavamo andando, qualche piccola bugia sulle distanze mancanti, ma erano a fin di bene. L’ho lasciato a 10m dal traguardo quando il mio gps segnava 49’57”, un ottimo risultato in generale e ancora migliore per come eravamo partiti.
Non sapevo nulla di lui prima, però internet ti permette di recuperare informazioni da qualche piccolo indizio, e posso dire con sicurezza che la soddisfazione che ho avuto quando ho letto il suo risultato nella classifica finale è stata grande quanto la sua. All’inizio mi aveva detto che aveva corso altri 10km in 52’… oggi ha chiuso la DeejayTen in 49’59”!!!!
Cosa può esserci di più bello di portare qualcun altro a ottenere il suo risultato? In fondo il suo risultato è anche il mio, prima volta da pacer e me la sono cavata bene.

E poi ci sono tutti i Runlovers di Facebook, qualcuno l’ho incontrato, qualcuno purtroppo no e ci avrei tenuto a lasciar loro la spilla che gli avevo promesso, anche come regalo di compleanno. Ma qualcun altro di loro mi ha riconosciuto e mi ha chiamato, non sono abituato a tutta questa celebrità!
E poi finalmente, ho visto Valeria con la sua bellissima pacer degli ultimi metri di gara, scambiato due parole con Dario e Chiara, su Berlino, Valencia e Milano 2016 e ho condiviso con i colleghi pacer un pranzo, la soddisfazione della giornata, anche se ho scoperto pure poi che qualcuno lo seguo pure su Instagram e qualcun altro invece non sono riuscito a riconoscerlo.

Ecco, nonostante le polemiche dell’anno scorso, e qualcuna di quest’anno, credo che questo sia lo spirito da Deejay Ten, non la ricerca di una competizione, non una gara, ma un modo per vivere una giornata di corsa, una comunione di persone che condividono qualcosa. Se anche è durato solo oggi, per molti il ricordo rimarrà a lungo.

L'onda pacer

L’onda pacer

A scoppio ritardato – Della mia 42 BMW Berlin Marathon e di 3 giorni berlinesi

Anschluss

Anschluss

C’è stato un momento quasi un’ora dopo la fine della maratona in cui le emozioni contrastavano particolarmente, percorrevo Unter Den Linden in direzione opposta rispetto alla gara e a distanza vedevo gli altri runner che si apprestavano a oltrepassare la porta di Brandeburgo poco dopo le 4 ore di gara; tra me e me pensavo che la maggior parte di loro stava concludendo felicemente la loro fatica, stavano assaporando tutta la gioia dei loro 42km abbondanti, mentre io un po’ mi sentivo deluso, per non essermi goduto il passaggio lì sul rettilineo finale, per il mio tempo finale di 3h03’06” dopo aver cercato per quasi tutta la gara di rimanere attaccato all’idea di scendere nuovamente sotto la soglia delle 3h.
Ecco, in quel momento di strana delusione si faceva strada la vera emozione per aver completato la gara, per avere al collo la medaglia, la settima di una maratona, e la commozione totalmente assente sotto il traguardo incominciava a fasi spazio insieme agli occhi un po’ più umidi.

Avessi corso gli ultimi 2 km sotto i 4'/km ce l'avrei fatta...

Avessi corso gli ultimi 2 km sotto i 4’/km ce l’avrei fatta…

Com’è stata questa BMW Berlin Marathon? Bella! Non bellissima, un po’ perchè ho sempre negli occhi l’indimenticabile esperienza della Chicago Marathon, un’insieme inarrivabile di gioia, soddisfazione, riuscita sportiva e molto altro, che forse ricercavo dopo due anni in questa seconda World Marathon Major da inserire nel curriculum di maratoneta. E’ organizzata bene, si respira l’atmosfera di gara, ma l’entusiasmo americano rispetto alla compostezza tedesca è di un livello per me superiore.

Il legsie finale #nomorelegsie

Il legsie finale #nomorelegsie

Durante la gara ricordo con vivido dettaglio una tifosa con cappotto rosso, stagliarsi nella folla di sostenitori (e il pensiero inevitabilmente va a qualcosa di totalmente diverso come Schindler’s List, ma non stiamo a dilungarci a riguardo), ricordo che i bambini erano un po’ timidi, in pochi allungavano le loro mani per ricevere il nostro 5, e io , quando potevo allungavo brevemente le traiettorie per il giusto saluto, i cartelli scritti in tedesco purtroppo non facevano un effetto di spinta, come avrebbero potuto, se fossero stati da me decifrati, anche questo ha reso la mia esperienza più fredda, avrei dovuto studiare il tedesco forse. Comunque ho corso bene per almeno 32/33 km, ho tenuto sempre un buon ritmo, partendo piano, con un primo km in 4’25” per poi stare sempre sotto i 14km/h, correndo i 5km in 21′ abbondanti, come da tabella di marcia. Le gambe erano ok, anche se ogni tanto qualche segnale differente arrivava, che io cercavo di evitare assumendo qualche integratore; la sensazione di fatica però era bassa, di sicuro minore ad esempio rispetto alla mezza maratona di Monza di sole due settimane prima, corsa solamente 15″ più veloce della prima metà gara a Berlino. La testa viaggiava bene, forse sognando un po’ troppo ad occhi aperti, ma trovavo che fosse un buon modo per rimanere fisso sull’obiettivo.
E queste sensazioni continuavano durante la prima parte della seconda metà di gara, fino a che, appunto al km 32 qualcosa un po’ iniziava a cambiare, ricordo un po’ a spanne che mi perdevo mentalmente qualche km, forse proprio al km 32 credevo già di essere al 33, mentre così non era, e ogni passo si faceva più pesante e il ritmo più lento. L’idea era quella di provare a rimanere intorno ai 4’25″/km e vedere come finire, il gps segnava centinaia di metri in più, la media era sballata e la testa non riusciva più a fare conti di una certa complessità. Ancora adesso non so quando ho perso del tutto la possibilità di ottenere il risultato perfetto, so solo che tra 39 e 40 ho capito che mi bastava finire, cercando di non perdere tutto il lavoro svolto. Al cartello dei 40 ho deciso che camminare un attimo invece di correre non sarebbe stata un’onta, per poi ripartire quasi subito, e lo stesso sarebbe avvenuto sempre tra 40 e 41, appena prima di girare verso Unter Den Linden per il lungo rettilineo finale. Qui, mentre camminavo vicino al marciapiede e alla gente un signore mi ha chiamato per nome e mi ha detto in inglese di non mollare e riprendere a correre, che era finita. Gli ho risposto, in italiano, “sì, adesso vado…” e ho trascinato un passo dietro l’altro, ho svoltato a sinistra, ho corso piano, chiuso in me stesso, senza vedere nè sentire nulla, ho intravisto l’ombra della porta di Brandeburgo, ci sono passato sotto senza provare alcuna emozione e dopo il cartello del km 42 ho sperato a ogni passo che la fatica non bloccasse la coscia, punta con uno spillo ad ogni movimento, doversi fermare senza la possibilità di muoversi a 50 metri dal traguardo sarebbe stata una beffa atroce. Il traguardo però era vicino e appena superato quello ho potuto fare nuovamente due passi camminando e fermarmi un attimo, bere, coprirmi, ricevere la medaglia, abbracciare una attempata volontaria e pensare che non ricordavo quanto fossero lunghi 42 km di corsa e che non avrei mai voluto più sentirne parlare per sempre. Poi però arriva il giorno dopo… e la voglia di riprovarci è ancora più intensa.

Per scaramanzia non sono mai passato sotto la porta fino agli ultimi metri di gara. Però poi mica mi sono goduto quel passaggio!

Per scaramanzia non sono mai passato sotto la porta fino agli ultimi metri di gara. Però poi mica mi sono goduto quel passaggio!

Sono stati 3 bei giorni berlinesi, giorni in cui in realtà non ho fatto nulla che un turista avrebbe fatto, ho poltrito, ho passeggiato poco, ho conosciuto gente in ostello, tanti maratoneti, due maratoneti italiani residenti all’estero, Giuseppe e Mario con cui ho condiviso i momenti prima della gara e la seconda birra alcolica post-maratona, non mi hanno rubato incredibilmente il bagaglio, a differenza di due miei compagni di camera, ho l’entusiasmo che solo i giorni successivi ti danno, quando quello che hai fatto assume contorni più reali e la voglia di attaccare nuovi obiettivi, sulla mezza maratona, sui 42km ancora. E anche altri effetti collaterali, credo per lo più benefici.

Qua iniziavo ad essere un po' più contento, almeno era finita.

Qua iniziavo ad essere un po’ più contento, almeno era finita.

Adesso sono 7!

Adesso sono 7!

La prima birra dopo 42 giorni, ed era analcolica... però già con questa inizio a dire addio agli addominali.

La prima birra dopo 42 giorni, ed era analcolica… però già con questa inizio a dire addio agli addominali.

14 settimane e mezzo

E’ una vita che non scrivo più niente qui. E quindi forse per una volta l’incipit di un post viene semplice.
Beh, probabilmente l’ultima volta sarà stata a fine Maggio, nei giorni appena seguenti al test al Marathon Center di Brescia, sotto gli occhi di Huber Rossi, adesso invece siamo a fine Agosto, a metà della quattordicesima settimana di allenamento, quasi un mese esatto prima della Berlin Marathon.
In questi tempi ho lasciato i miei brevi pensieri, le mie sensazioni al mio profilo Instagram, una continua ripetizione delle mie gambe che si apprestano ad uscire per l’allenamento, forse chi segue il mio profilo ne avrà anche la nausea e io lo capisco. I #legsie hanno seguito la scia di coloro che per un lungo periodo hanno deciso di farsi una foto al giorno diventando così virali, come ben descritto in questo video tratto dai Simpson (e una musica che gli appassionati dell’NBA non potranno non considerare “amazing”).

Comunque, sono passate 14 settimane, più di tre mesi e, lo ripeto, ancora un mese solamente a Berlino. E sto bene, fisicamente. Certo, non sono convinto come prima di Chicago, non ho mai saggiato le gambe in gara, non ho più corso mezze maratone sotto l’ora e 30′, e men che meno vicino all’ora e 25′ come a Pavia nel 2013, però l’allenamento che sto seguendo mi diverte, mi fa stare bene, non mi stanca particolarmente le gambe, nemmeno dopo il lungo di domenica. 31 km, seguendo un piano e vari ritmi per segmenti di corsa, e sarà stata la giornata finalmente fresca dopo un’estate cittadina calda ma mi sono goduto quasi ogni attimo di queste 2h19′ in solitaria. E le gambe hanno avuto solo bisogno di qualche pedalata tranquilla in bicicletta per sembrare già nuovamente toniche.

Quello che mi manca, per poter realmente credere di scendere nuovamente sotto le 3 ore in maratona è la confidenza con il passo di gara. Mentre l’altra volta mi capitava spesso di correre 14 km in un’ora, con questo programma ho lavorato molto più sulla frequenza cardiaca e i lenti sono stati veramente più lenti. Solo ultimamente ho lavorato molto di più con l’andatura della maratona, dopo ripetute in salita, o addirittura durante un collinare, oppure come oggi. Quando dopo 3.5 km di riscaldamento ne avevo in programma 10 con un passo tra i 4’15” e i 4’10″/km. Beh, come sempre, come anche dopo le ripetute in salita, il passo è stato più veloce, e così anche la fatica, mi sforzavo di mantenere costante l’andatura, e cercare di controllare le sensazioni e la stanchezza, ma non riuscivo. Soprattutto dalla fine del settimo km in poi sentivo che la lucidità andava a farsi benedire, le gambe si irrigidivano e probabilmente anche la FC aumentava (ma questo non l’ho controllato). L’ho portata a casa, e sono contento. Ma sui 42 km è tutta un’altra storia, ovviamente.
In tutto questo poi a volte qualche motivazione te la porta indirettamente la sfortuna e la delusione di qualcuno che manco conosci. Prima dei mondiali di atletica di Beijing avevo visto la seconda giornata della Diamond League di Londra, e in particolare ho il ricordo dei 5000 femminili e della prestazione di Molly Huddle (su Youtube ho trovato il video dell’intero evento, con commento spagnolo, la gara dei 5000 comincia al minuto 13, e le fasi salienti sono attorno al minuto 26), da quel momento, come solitamente mi capita, il mio supporto sportivo era diventato tutto per lei, di cui non conoscevo nulla, ma che era la campionessa statunitense dei 10000m, e che sarebbe stata impegnata ai Mondiali nella distanza.
Se avete seguito le gare in questi giorni, o se solo siete cultori dei meme su internet, Molly Huddle è saltata agli onori (oneri sarebbe meglio dire) delle cronache, per il suo “fallimento epico” sul traguardo dei 10000, quell’esultanza abbozzata, e nemmeno troppo convinta per un terzo posto che intanto le stava sfuggendo dal collo, con il sorpasso della connazionale Infeld e le lacrime per il lavoro di una carriera che sfuma in maniera così beffardamente stupida.

Ci sono momenti che separano un prima da un dopo. Questo per Molly Huddle sembra uno di quelli.

Ci sono momenti che separano un prima da un dopo. Questo per Molly Huddle sembra uno di quelli.

Però in questo momento, nella sua sofferenza, si trova la crudele grazia sportiva, quella che il giorno dopo ti vorrebbe far spaccare il mondo, e che ti dà la voglia di lavorare per un’altra occasione. Spero che la Huddle a Rio ci sia, io un po’ di tifo per lei lo terrò, e so che per me comunque andrà Berlino, anche senza PB ci sarà quel furore agonistico che ti spinge ancora a riprovarci. E intanto continuo ad avere un allenamento che mi piace!

M.

P.S.: A questi mondiali non ho portato tanto bene, anche Katarina Johnson-Thompson ha visto infrangersi i suoi sogni di medaglia nell’heptathlon per qualche mm e tre nulli nel salto in lungo. Adesso speriamo di non portare sfiga anche ad Allyson Felix…!

Ready, test, go…

Da qui a Berlino, quanti #legsie!!!

Da qui a Berlino, quanti #legsie!!!

Eravamo rimasti al mio 38esimo compleanno. E poi ci sono state arrabbiature alla Wingsforlife Worldrun, e corse sciallo senza obiettivi. E una lettura¹ che, tra le altre cose, descriveva un declino fisico e mentale che parte dopo i 39 anni. Ci siamo, mi sto dicendo, questo è l’ultimo anno in cui posso veramente fare le cose seriamente. O forse è l’ultimo anno in cui posso partire per migliorarmi veramente, per seguire un programma specifico per me, per ottenere risultati che non sono mai arrivati, scendere l’1h25′ nella mezza, o risultati già ottenuti ma che voglio nuovamente raggiungere, correre ancora la maratona sotte le 3h.
Da quasi un anno l’iscrizione a Berlino è assicurata, e quindi quello è il traguardo intermedio per il mio nuovo programma di allenamento. Ieri pomeriggio sono andato al Marathon Center a Brescia, per sottopormi ad un test funzionale e per una tabella di allenamento che mi porti dritto a Berlino in meno di 180′ sotto l’egida del dottor Huber Rossi.
Per la prima volta ho su carta tutti i miei valori, l’indice di massa corporea, la percentuale di massa grassa, la frequenza cardiaca alla soglia aerobica e quella anaerobica, il lattato. E’ quasi come sentirsi un professionista!
E ora ho il mio programma di allenamento per le prossime 5 settimane, so quello che devo fare in Giugno.
Principalmente andare piano, dovrò abituarmi a fare fondi a 5’/km, e sono sicuro che la mia testa faticherà più che a 4’30″/km, perchè dovrò stare concentrato sul passo, sulla FC. Devo perdere un paio di punti percentuali di grasso, e passare dal 10,93% attuale agli 8 (o anche meno) per essere più performante sulle lunghe distanze, calare dai 70 ai 67 kg. E’ una bella sfida, è un obiettivo prima dell’obiettivo, ma sono motivato, non vedevo l’ora di avere qualcosa studiato per me e per me solo.
E poi mi sono visto allo specchio mentre correvo sul tapis roulant e tutto sommato non correvo male, con appoggio neutro e una frequenza tra i 170 e i 190 passi partendo da 12,5 km/h per arrivare ai 16.5 km/h degli ultimi 4 interminabili minuti… ma mollare anche e solo nel test non era un’opzione che volevo considerare!

Domani partiamo, 1h15′ di allenamento ondulato mantenendo una frequenza cardiaca di 145bpm in piano e non oltre i 160bpm in salita, andrò a San Colombano a sfruttare le colline e si spera un po’ d’ombra e di fresco.

M.

¹ – La lettura in questione è Correre con il branco di Mark Rowlands, un saggio filosofico sulla corsa, una bella lettura su quello che significa la corsa, su come la corsa si colleghi alla nostra esistenza, all’invecchiamento e alla morte. Non aspettatevi un libro in cui trovare motivazioni, anzi, tenderà ad abbattere le vostre certezze sui miglioramenti, sulle possibilità di andare più veloci con il tempo che passa. Ecco, a parte questo, o forse anche per questo, è un bel libro!

38 anni e sentirli, bene.

“Tanto non eri nato prima delle 19.20” mi diceva mia mamma quando prima che mi facesse gli auguri già le dicevo che si stava dimenticando il mio compleanno, mentre adesso, negli ultimi giorni mi sembra che le mie gambe sentano i 38 anni da prima di oggi. Siano più pesanti, si muovano più lenti e insieme facciamo più fatica a reggere gli allenamenti.
Ma non vuole essere un post di lamenti, oggi compio 38 anni e penso che sono indubbiamente meglio oggi di com’ero a 26 anni ad esempio. Di sicuro più in forma adesso, più propositivo e meno vittimista e anche la corsa in tutto ciò un po’ di merito ce l’ha.

Certo, oggi non avrò corso 38 km, seguendo l’esempio del capo della Boston Marathon, Dave McGilliwray, che ad ogni compleanno corre un miglio per tutti gli anni che compie… e nel 2014 erano ben 60!!! E nemmeno riuscirò a correre 45 km alla WingsForLife, con Lello e il Sarzana Running Team. Magari non riuscirò a correrne nemmeno 41 (38 + 3, cioè i giorni passati dal mio compleanno), perchè se penso che dovrei aggiungerne 29, ai km corsi nell’allenamento odierno, mi viene una fatica addosso. E leggere che i keniani più forti in maratona hanno polpacci e caviglie tra il 15 e il 17% più sottili degli olandesi (è un esempio, ma a sentire Tommi credo che le mie siano ancora più spesse di queste) mi fa sentire zavorrato anche in questi semplici allenamenti. Ma non fa nulla, intanto non sento più grosso fastidio al gluteo, e poi c’è tempo per le gare in cui il tempo diventa più importante, e per quelle voglio impegnarmi seriamente. Non ci saranno ancora tanti anni di miglioramenti, forse sarà sempre dura aumentare i ritmi, come sta succedendo da un anno e mezzo e allora questo è il momento di pensare di provarci.

Posso dire che in fin dei conti, i miei 38 anni li sento tutti, ma me li sento molto bene!

"Le gambe più fotografate di Instagram" (cit.)

“Le gambe più fotografate di Instagram” (cit.)

Gli spilli nel g…

Siamo tutti d’accordo che per un podista non essere mai infortunato sia una bella fortuna?
E sul fatto che più si sta lontani da dottori, fisioterapisti, osteopati o semplici quesiti medici su google e meglio è?
Direi che nessuno risponderebbe negativamente a questi quesiti tra i nostri lettori, e io personalmente mi ritengo alquanto fortunato da quando ho cominciato il mio percorso podistico. Pochissimi fastidi, nessun infortunio, qualche visita a Tommi, osteopata di fiducia degli spilli, ma solo per qualche massaggio sportivo in vista di qualche gara.
Ho sempre potuto allenarmi come volevo, uscire quando volevo, seguire i momenti di forte voglia o quelli in cui correre diventava più pesante. E di gare non ne ho mai saltate, a parte Parigi nel 2012, ma lì in ballo c’erano altri motivi.

Però da un paio di giorni a stabilire il mio programma di allenamento c’è un piccolo, ma costante fastidio ad un gluteo, dove questo si attacca alla coscia. Ed è come sentire uno o più spilli lì, che ad ogni movimento, anche il più semplice si fanno sentire. Sensazioni che già sentivo in prossimità della Stramilano, e che in quel giorno mi aveva (solo) in parte rallentato, più per una questione precauzionale che per un vero e proprio dolore. E poi avevo continuato a correre, senza sentire granchè, finchè nell’ultimo allenamento di settimana scorsa mi ero accorto di avere pulsazioni alte a ritmi comunque bassi oltre a questa costante sensazione di gluteo pungolato ad ogni passo.
Due giorni di riposo, e domenica, quando mi sono svegliato il fastidio era ancora più persistente di prima.

E qui mi ricollego alle domande iniziali, alle mie prime frasi, sono stato sempre fortunato, non avendo infortuni particolarmente gravi, però questa disabitudine mi porta a ingigantire il fastidio di quello che sembra un piccolo stiramento. Non so come gestirlo psicologicamente, andrei a correre lo stesso, sperando che passi da solo, e farei la più grossa cazzata possibile. E allora aspetto, di essere trattato, di non sentire finalmente quel fastidio ad ogni movimento.
La fortuna di altre volte si scontra contro l’impazienza di questi momenti.

Meno male che gli obiettivi sono in là, a fine Settembre, la Wings For Life può anche essere solo un momento di gioia e non una corsa verso i 45 km. Meglio recuperare totalmente e poi pensare alla preparazione per Berlino.

Almeno non sareste costretti a vedere le mie foto pre-allenamenti su Instagram adesso…

#legsie, come dice frabonometti

#legsie, come dice frabonometti

m.

La Milano Marathon degli spilli, per immagini.

Niente parole, solo foto.
E se volete, una colonna sonora, consigliata…