A scoppio ritardato – Della mia 42 BMW Berlin Marathon e di 3 giorni berlinesi

Anschluss

Anschluss

C’è stato un momento quasi un’ora dopo la fine della maratona in cui le emozioni contrastavano particolarmente, percorrevo Unter Den Linden in direzione opposta rispetto alla gara e a distanza vedevo gli altri runner che si apprestavano a oltrepassare la porta di Brandeburgo poco dopo le 4 ore di gara; tra me e me pensavo che la maggior parte di loro stava concludendo felicemente la loro fatica, stavano assaporando tutta la gioia dei loro 42km abbondanti, mentre io un po’ mi sentivo deluso, per non essermi goduto il passaggio lì sul rettilineo finale, per il mio tempo finale di 3h03’06” dopo aver cercato per quasi tutta la gara di rimanere attaccato all’idea di scendere nuovamente sotto la soglia delle 3h.
Ecco, in quel momento di strana delusione si faceva strada la vera emozione per aver completato la gara, per avere al collo la medaglia, la settima di una maratona, e la commozione totalmente assente sotto il traguardo incominciava a fasi spazio insieme agli occhi un po’ più umidi.

Avessi corso gli ultimi 2 km sotto i 4'/km ce l'avrei fatta...

Avessi corso gli ultimi 2 km sotto i 4’/km ce l’avrei fatta…

Com’è stata questa BMW Berlin Marathon? Bella! Non bellissima, un po’ perchè ho sempre negli occhi l’indimenticabile esperienza della Chicago Marathon, un’insieme inarrivabile di gioia, soddisfazione, riuscita sportiva e molto altro, che forse ricercavo dopo due anni in questa seconda World Marathon Major da inserire nel curriculum di maratoneta. E’ organizzata bene, si respira l’atmosfera di gara, ma l’entusiasmo americano rispetto alla compostezza tedesca è di un livello per me superiore.

Il legsie finale #nomorelegsie

Il legsie finale #nomorelegsie

Durante la gara ricordo con vivido dettaglio una tifosa con cappotto rosso, stagliarsi nella folla di sostenitori (e il pensiero inevitabilmente va a qualcosa di totalmente diverso come Schindler’s List, ma non stiamo a dilungarci a riguardo), ricordo che i bambini erano un po’ timidi, in pochi allungavano le loro mani per ricevere il nostro 5, e io , quando potevo allungavo brevemente le traiettorie per il giusto saluto, i cartelli scritti in tedesco purtroppo non facevano un effetto di spinta, come avrebbero potuto, se fossero stati da me decifrati, anche questo ha reso la mia esperienza più fredda, avrei dovuto studiare il tedesco forse. Comunque ho corso bene per almeno 32/33 km, ho tenuto sempre un buon ritmo, partendo piano, con un primo km in 4’25” per poi stare sempre sotto i 14km/h, correndo i 5km in 21′ abbondanti, come da tabella di marcia. Le gambe erano ok, anche se ogni tanto qualche segnale differente arrivava, che io cercavo di evitare assumendo qualche integratore; la sensazione di fatica però era bassa, di sicuro minore ad esempio rispetto alla mezza maratona di Monza di sole due settimane prima, corsa solamente 15″ più veloce della prima metà gara a Berlino. La testa viaggiava bene, forse sognando un po’ troppo ad occhi aperti, ma trovavo che fosse un buon modo per rimanere fisso sull’obiettivo.
E queste sensazioni continuavano durante la prima parte della seconda metà di gara, fino a che, appunto al km 32 qualcosa un po’ iniziava a cambiare, ricordo un po’ a spanne che mi perdevo mentalmente qualche km, forse proprio al km 32 credevo già di essere al 33, mentre così non era, e ogni passo si faceva più pesante e il ritmo più lento. L’idea era quella di provare a rimanere intorno ai 4’25″/km e vedere come finire, il gps segnava centinaia di metri in più, la media era sballata e la testa non riusciva più a fare conti di una certa complessità. Ancora adesso non so quando ho perso del tutto la possibilità di ottenere il risultato perfetto, so solo che tra 39 e 40 ho capito che mi bastava finire, cercando di non perdere tutto il lavoro svolto. Al cartello dei 40 ho deciso che camminare un attimo invece di correre non sarebbe stata un’onta, per poi ripartire quasi subito, e lo stesso sarebbe avvenuto sempre tra 40 e 41, appena prima di girare verso Unter Den Linden per il lungo rettilineo finale. Qui, mentre camminavo vicino al marciapiede e alla gente un signore mi ha chiamato per nome e mi ha detto in inglese di non mollare e riprendere a correre, che era finita. Gli ho risposto, in italiano, “sì, adesso vado…” e ho trascinato un passo dietro l’altro, ho svoltato a sinistra, ho corso piano, chiuso in me stesso, senza vedere nè sentire nulla, ho intravisto l’ombra della porta di Brandeburgo, ci sono passato sotto senza provare alcuna emozione e dopo il cartello del km 42 ho sperato a ogni passo che la fatica non bloccasse la coscia, punta con uno spillo ad ogni movimento, doversi fermare senza la possibilità di muoversi a 50 metri dal traguardo sarebbe stata una beffa atroce. Il traguardo però era vicino e appena superato quello ho potuto fare nuovamente due passi camminando e fermarmi un attimo, bere, coprirmi, ricevere la medaglia, abbracciare una attempata volontaria e pensare che non ricordavo quanto fossero lunghi 42 km di corsa e che non avrei mai voluto più sentirne parlare per sempre. Poi però arriva il giorno dopo… e la voglia di riprovarci è ancora più intensa.

Per scaramanzia non sono mai passato sotto la porta fino agli ultimi metri di gara. Però poi mica mi sono goduto quel passaggio!

Per scaramanzia non sono mai passato sotto la porta fino agli ultimi metri di gara. Però poi mica mi sono goduto quel passaggio!

Sono stati 3 bei giorni berlinesi, giorni in cui in realtà non ho fatto nulla che un turista avrebbe fatto, ho poltrito, ho passeggiato poco, ho conosciuto gente in ostello, tanti maratoneti, due maratoneti italiani residenti all’estero, Giuseppe e Mario con cui ho condiviso i momenti prima della gara e la seconda birra alcolica post-maratona, non mi hanno rubato incredibilmente il bagaglio, a differenza di due miei compagni di camera, ho l’entusiasmo che solo i giorni successivi ti danno, quando quello che hai fatto assume contorni più reali e la voglia di attaccare nuovi obiettivi, sulla mezza maratona, sui 42km ancora. E anche altri effetti collaterali, credo per lo più benefici.

Qua iniziavo ad essere un po' più contento, almeno era finita.

Qua iniziavo ad essere un po’ più contento, almeno era finita.

Adesso sono 7!

Adesso sono 7!

La prima birra dopo 42 giorni, ed era analcolica... però già con questa inizio a dire addio agli addominali.

La prima birra dopo 42 giorni, ed era analcolica… però già con questa inizio a dire addio agli addominali.

14 settimane e mezzo

E’ una vita che non scrivo più niente qui. E quindi forse per una volta l’incipit di un post viene semplice.
Beh, probabilmente l’ultima volta sarà stata a fine Maggio, nei giorni appena seguenti al test al Marathon Center di Brescia, sotto gli occhi di Huber Rossi, adesso invece siamo a fine Agosto, a metà della quattordicesima settimana di allenamento, quasi un mese esatto prima della Berlin Marathon.
In questi tempi ho lasciato i miei brevi pensieri, le mie sensazioni al mio profilo Instagram, una continua ripetizione delle mie gambe che si apprestano ad uscire per l’allenamento, forse chi segue il mio profilo ne avrà anche la nausea e io lo capisco. I #legsie hanno seguito la scia di coloro che per un lungo periodo hanno deciso di farsi una foto al giorno diventando così virali, come ben descritto in questo video tratto dai Simpson (e una musica che gli appassionati dell’NBA non potranno non considerare “amazing”).

Comunque, sono passate 14 settimane, più di tre mesi e, lo ripeto, ancora un mese solamente a Berlino. E sto bene, fisicamente. Certo, non sono convinto come prima di Chicago, non ho mai saggiato le gambe in gara, non ho più corso mezze maratone sotto l’ora e 30′, e men che meno vicino all’ora e 25′ come a Pavia nel 2013, però l’allenamento che sto seguendo mi diverte, mi fa stare bene, non mi stanca particolarmente le gambe, nemmeno dopo il lungo di domenica. 31 km, seguendo un piano e vari ritmi per segmenti di corsa, e sarà stata la giornata finalmente fresca dopo un’estate cittadina calda ma mi sono goduto quasi ogni attimo di queste 2h19′ in solitaria. E le gambe hanno avuto solo bisogno di qualche pedalata tranquilla in bicicletta per sembrare già nuovamente toniche.

Quello che mi manca, per poter realmente credere di scendere nuovamente sotto le 3 ore in maratona è la confidenza con il passo di gara. Mentre l’altra volta mi capitava spesso di correre 14 km in un’ora, con questo programma ho lavorato molto più sulla frequenza cardiaca e i lenti sono stati veramente più lenti. Solo ultimamente ho lavorato molto di più con l’andatura della maratona, dopo ripetute in salita, o addirittura durante un collinare, oppure come oggi. Quando dopo 3.5 km di riscaldamento ne avevo in programma 10 con un passo tra i 4’15” e i 4’10″/km. Beh, come sempre, come anche dopo le ripetute in salita, il passo è stato più veloce, e così anche la fatica, mi sforzavo di mantenere costante l’andatura, e cercare di controllare le sensazioni e la stanchezza, ma non riuscivo. Soprattutto dalla fine del settimo km in poi sentivo che la lucidità andava a farsi benedire, le gambe si irrigidivano e probabilmente anche la FC aumentava (ma questo non l’ho controllato). L’ho portata a casa, e sono contento. Ma sui 42 km è tutta un’altra storia, ovviamente.
In tutto questo poi a volte qualche motivazione te la porta indirettamente la sfortuna e la delusione di qualcuno che manco conosci. Prima dei mondiali di atletica di Beijing avevo visto la seconda giornata della Diamond League di Londra, e in particolare ho il ricordo dei 5000 femminili e della prestazione di Molly Huddle (su Youtube ho trovato il video dell’intero evento, con commento spagnolo, la gara dei 5000 comincia al minuto 13, e le fasi salienti sono attorno al minuto 26), da quel momento, come solitamente mi capita, il mio supporto sportivo era diventato tutto per lei, di cui non conoscevo nulla, ma che era la campionessa statunitense dei 10000m, e che sarebbe stata impegnata ai Mondiali nella distanza.
Se avete seguito le gare in questi giorni, o se solo siete cultori dei meme su internet, Molly Huddle è saltata agli onori (oneri sarebbe meglio dire) delle cronache, per il suo “fallimento epico” sul traguardo dei 10000, quell’esultanza abbozzata, e nemmeno troppo convinta per un terzo posto che intanto le stava sfuggendo dal collo, con il sorpasso della connazionale Infeld e le lacrime per il lavoro di una carriera che sfuma in maniera così beffardamente stupida.

Ci sono momenti che separano un prima da un dopo. Questo per Molly Huddle sembra uno di quelli.

Ci sono momenti che separano un prima da un dopo. Questo per Molly Huddle sembra uno di quelli.

Però in questo momento, nella sua sofferenza, si trova la crudele grazia sportiva, quella che il giorno dopo ti vorrebbe far spaccare il mondo, e che ti dà la voglia di lavorare per un’altra occasione. Spero che la Huddle a Rio ci sia, io un po’ di tifo per lei lo terrò, e so che per me comunque andrà Berlino, anche senza PB ci sarà quel furore agonistico che ti spinge ancora a riprovarci. E intanto continuo ad avere un allenamento che mi piace!

M.

P.S.: A questi mondiali non ho portato tanto bene, anche Katarina Johnson-Thompson ha visto infrangersi i suoi sogni di medaglia nell’heptathlon per qualche mm e tre nulli nel salto in lungo. Adesso speriamo di non portare sfiga anche ad Allyson Felix…!

Il lato destro

Io e il mio lato destro ultimamente non andiamo d’accordo. Per fortuna mi è stato concesso di avere tutto doppio…gambe, braccia, occhi. Ma il mio lato destro sta combattendo per non farmi fare sport. La caviglia è dolorante, la mia anca scricchiola, il ginocchio lavora male, la spalla non mi fa nuotare bene. Ma c’è una cosa che il lato destro non ha per vincere questa battaglia: il CUORE, quello sta a sinistra e non ha intenzione di smettere di battere per lo sport che faccio!!! Mi dispiace per te lato destro.

  

 

Ready, test, go…

Da qui a Berlino, quanti #legsie!!!

Da qui a Berlino, quanti #legsie!!!

Eravamo rimasti al mio 38esimo compleanno. E poi ci sono state arrabbiature alla Wingsforlife Worldrun, e corse sciallo senza obiettivi. E una lettura¹ che, tra le altre cose, descriveva un declino fisico e mentale che parte dopo i 39 anni. Ci siamo, mi sto dicendo, questo è l’ultimo anno in cui posso veramente fare le cose seriamente. O forse è l’ultimo anno in cui posso partire per migliorarmi veramente, per seguire un programma specifico per me, per ottenere risultati che non sono mai arrivati, scendere l’1h25′ nella mezza, o risultati già ottenuti ma che voglio nuovamente raggiungere, correre ancora la maratona sotte le 3h.
Da quasi un anno l’iscrizione a Berlino è assicurata, e quindi quello è il traguardo intermedio per il mio nuovo programma di allenamento. Ieri pomeriggio sono andato al Marathon Center a Brescia, per sottopormi ad un test funzionale e per una tabella di allenamento che mi porti dritto a Berlino in meno di 180′ sotto l’egida del dottor Huber Rossi.
Per la prima volta ho su carta tutti i miei valori, l’indice di massa corporea, la percentuale di massa grassa, la frequenza cardiaca alla soglia aerobica e quella anaerobica, il lattato. E’ quasi come sentirsi un professionista!
E ora ho il mio programma di allenamento per le prossime 5 settimane, so quello che devo fare in Giugno.
Principalmente andare piano, dovrò abituarmi a fare fondi a 5’/km, e sono sicuro che la mia testa faticherà più che a 4’30″/km, perchè dovrò stare concentrato sul passo, sulla FC. Devo perdere un paio di punti percentuali di grasso, e passare dal 10,93% attuale agli 8 (o anche meno) per essere più performante sulle lunghe distanze, calare dai 70 ai 67 kg. E’ una bella sfida, è un obiettivo prima dell’obiettivo, ma sono motivato, non vedevo l’ora di avere qualcosa studiato per me e per me solo.
E poi mi sono visto allo specchio mentre correvo sul tapis roulant e tutto sommato non correvo male, con appoggio neutro e una frequenza tra i 170 e i 190 passi partendo da 12,5 km/h per arrivare ai 16.5 km/h degli ultimi 4 interminabili minuti… ma mollare anche e solo nel test non era un’opzione che volevo considerare!

Domani partiamo, 1h15′ di allenamento ondulato mantenendo una frequenza cardiaca di 145bpm in piano e non oltre i 160bpm in salita, andrò a San Colombano a sfruttare le colline e si spera un po’ d’ombra e di fresco.

M.

¹ – La lettura in questione è Correre con il branco di Mark Rowlands, un saggio filosofico sulla corsa, una bella lettura su quello che significa la corsa, su come la corsa si colleghi alla nostra esistenza, all’invecchiamento e alla morte. Non aspettatevi un libro in cui trovare motivazioni, anzi, tenderà ad abbattere le vostre certezze sui miglioramenti, sulle possibilità di andare più veloci con il tempo che passa. Ecco, a parte questo, o forse anche per questo, è un bel libro!

Considerazioni Varie Di Aprile/Inizio Maggio(Pacer, Matrimoni Polacchi, Vienna, Wings For Life, Umidità)

Più o meno con ordine:

1 – 12/04: Ritirato a Milano; poco o niente da dire, oppure tanto da dire ma non voglio dirlo. Ma quando giri anche bene, sai che la crisi arriverà (ed a quel ritmo, arriverà prima, molto prima), la testa non vuole fare fatica, e non hai l’umiltà necessaria per andare avanti (ecco il punto), meglio che ti fermi per evitare di mancare di rispetto a chi determinati tempi li sogna la notte. Ri-ecco il punto; più umiltà, sapere di non valere 2:56′ e capire i tuoi limiti attuali, non fa di te un maratoneta di serie B (se addirittura B possiamo considerarci), ma solo un podista che conosce realmente dove può arrivare, quello che può dare e come può allenarsi; un 3:15′ è da sogno, la medaglia anche, la soddisfazione dell’arrivo uguale a chi soffre per 2:40′.

Un vero peccato averlo capito sul treno di ritorno delle 13:01 da Milano Rogoredo a Lodi…

La voglia era a casa...

                        La voglia era a casa…

...o sopra un marciapiede San Siro...

…o sopra un marciapiede San Siro…

2 – 19/04 – Pacer a Padova: già, perché se 22 Km sono stati la domenica prima, dovevano assolutamente essere 42,195 Km la domenica dopo, per giunta in 3:15′ a Padova. Palloncini e voglia di arrivare, fare pace con la distanza regina, scambiare parole, pensieri e sguardi con chi ti segue, o almeno ci prova, offrire un punto di riferimento e portarlo al traguardo per la prima medaglia in maratona della carriera podistica.

Esordio e Pallonicino Soddisfatti

            Esordio e Palloncino Soddisfatti

3 – 25/04 – Matrimonio Polacco (Federico – Agnieszka): partenza venerdì 24, matrimonio 25 e 26, Vienna il 29/30 e rientro a Lodi il 1° Maggio. In mezzo, Cracovia, 30 cicchetti di vodka e 87 portate (rimesse, mio malgrado, allo scoccare della mezzanotte…), sorrisi sinceri, gite serie, spiacevoli sorprese e Vienna baciata dal sole e dagli Schnitzel giganti, 1600km di camper e qualche frontiera mai oltrepassata prima. Poche parole per definire una grande settimana, dove è successo tutto e più di tutto, forse anche troppo. Un pezzo di cuore e un’infinità di ricordi sono rimasti là, andare a ritrovarli sarà obbligatorio nei prossimi mesi/anni…

Felici prima di "fatale un colpo di freddo..."

Felici prima di “fatale un colpo di freddo…”

4 – 3/05 – Wings For Life (Verona) : potenzialmente un’ultra che è stata ridimensionata a maratona sulla linea di partenza; rinominata Via Crucis al 19° (da 4’20” a 5′ nel giro di 2 Km) e Sauna dal 30°. Umidità, salite, poco allenamento (o troppo il giorno prima…) hanno fatto si che Vitantonio Liuzzi mettesse fine al calvario poco prima del lago, più o meno al 34° Km. Giusto così, lungo per la Monza Resegone o per la maratona di Suviana?

Partenza da Top Runner

                   Partenza da Top Runner

L.

38 anni e sentirli, bene.

“Tanto non eri nato prima delle 19.20” mi diceva mia mamma quando prima che mi facesse gli auguri già le dicevo che si stava dimenticando il mio compleanno, mentre adesso, negli ultimi giorni mi sembra che le mie gambe sentano i 38 anni da prima di oggi. Siano più pesanti, si muovano più lenti e insieme facciamo più fatica a reggere gli allenamenti.
Ma non vuole essere un post di lamenti, oggi compio 38 anni e penso che sono indubbiamente meglio oggi di com’ero a 26 anni ad esempio. Di sicuro più in forma adesso, più propositivo e meno vittimista e anche la corsa in tutto ciò un po’ di merito ce l’ha.

Certo, oggi non avrò corso 38 km, seguendo l’esempio del capo della Boston Marathon, Dave McGilliwray, che ad ogni compleanno corre un miglio per tutti gli anni che compie… e nel 2014 erano ben 60!!! E nemmeno riuscirò a correre 45 km alla WingsForLife, con Lello e il Sarzana Running Team. Magari non riuscirò a correrne nemmeno 41 (38 + 3, cioè i giorni passati dal mio compleanno), perchè se penso che dovrei aggiungerne 29, ai km corsi nell’allenamento odierno, mi viene una fatica addosso. E leggere che i keniani più forti in maratona hanno polpacci e caviglie tra il 15 e il 17% più sottili degli olandesi (è un esempio, ma a sentire Tommi credo che le mie siano ancora più spesse di queste) mi fa sentire zavorrato anche in questi semplici allenamenti. Ma non fa nulla, intanto non sento più grosso fastidio al gluteo, e poi c’è tempo per le gare in cui il tempo diventa più importante, e per quelle voglio impegnarmi seriamente. Non ci saranno ancora tanti anni di miglioramenti, forse sarà sempre dura aumentare i ritmi, come sta succedendo da un anno e mezzo e allora questo è il momento di pensare di provarci.

Posso dire che in fin dei conti, i miei 38 anni li sento tutti, ma me li sento molto bene!

"Le gambe più fotografate di Instagram" (cit.)

“Le gambe più fotografate di Instagram” (cit.)

Vecchi ricordi e strane distanze…

Era l’11 settembre 2011, in quel giorno affrontavo forse la mia peggior avventura sportiva…correre la prima Maratona.  Non sto a dirvi i motivi del per cui mi trovai a correre quella maratona, forse perchè ancora oggi non li conosco veramente , sicuramente c’entrava  il ginocchio, quello con gli Spilli.

Sta di fatto che domenica mi sono ritrovato ancora su quelle strade, fatte al contrario, distanza diversa ma sempre lì affacciato sulla sponda Ovest del Lago d’Iseo. C’era da correre la Sarnico-Lovere gara di 26km(che poi sono 25 e qualcosina).

Ecco qua i miei primi dubbi sulla griglia di partenza:

  • “Come cavolo si corre una 26km?”;
  • “La faccio al ritmo della mezza maratona?” Si può fare ma ci sono 5km in più da correre…
  • “La corro come una 30km?” Vabbè, però poi arrivo che sono ancora fresco e mi sento in colpa con la parte competitiva che c’è in me…

Questo è quello che mi frullava nella testa prima di partire, oltre ad altre mille indicazioni, numeri, ritmi e suggerimenti che mi vengono dati da amici e atleti per far si che la mia preparazione all’IronMan 70.3 sia la migliore.

Ma si sa, io dell’atleta ho ben poco quindi, appena parto, faccio andare le gambe e penso a divertirmi. Il 1° km passa, il 2° pure, il 3° vien da se e qui la mia testa ha deciso che era un buon giorno per faticare e arrivare velocemente al traguardo. Allora chiariamo…velocemente per me… dando due numeri passo ai 10km in 40’43”, ai 21km in 1h27′(in linea con i miei tempi di questo periodo) e chiudo in 1h43’59″(che fa figo se dici che erano 26km, ma l’ho ammetto erano 750m in meno).Comunque lasciando da parte i numeri, di cui non posso essere nient’altro che soddisfatto, la cosa bella di questa gara è stato ripensare al contrario quei primi 26km di quella maledetta maratona.

Pensavo di aver cancellato tutto e invece mentre ripercorrevo la strada mi sono venuti in mente tutti gli attimi di quella gara e sopratutto come, da allora, sia cambiata la mia testa, la mia voglia di far fatica e pure il mio passo. Forse questa mia presa di coscienza ha fatto si che quei (quasi) 26km passassero in modo gradevole e rilassato, godendo del paesaggio e non facendosi prendere dal panico nei tratti di galleria completamente al buio (Complimenti ai vandali responsabili del gesto, ma anche questa volta abbiamo vinto noi runner).

L’arrivo al porto di Lovere è una grande emozione, basta poco: un tappeto, due ali di folla che ti applaudono e la medaglia che ti aspetta…

Finish Line

Finish Line

Medaglia Medaglia Medaglia

Medaglia Medaglia Medaglia

 

Giusto per fare un salto nel passato, questa foto risale proprio a quella maratona, sembra una vita fa, meno capelli, meno barba, molto meno “colore” sulla pelle e gli “Spilli del Ginocchio” che da li a poco sarebbero nati…

Maratona dell'acqua '11

Maratona dell’acqua ’11

La colonna sonora di questo mio viaggio in solitaria al lago(nessuno spillo mi ha accompagnato, ma per l’anno prossimo uno l’ho trovato) è stata gentilmente ispirata da Michele, che, grazie al suo regalo di Natale sfruttato settimana scorsa, mi ha dato la possibilità di ascoltare dal vivo un gruppo con 20 anni di ritardo e che da quella sera ascolto in ripetizione, sopratutto questa..

La Milano Marathon degli spilli, per immagini.

Niente parole, solo foto.
E se volete, una colonna sonora, consigliata…

MMC – Parte 3 e Meno 3

Sub 3h, 3:05′ o 3:10′.

Meno 3.

Parto forte, soffro dopo; parto piano, soffro dopo ma un pò meno; parto forte, vediamo dove arrivo, o come arrivo, se ci arrivo. Perdo il treno; prendo il treno, sbagliato, arrivo tardi, mi fermo a fare colazione, in San Babila.

Tommaso, Dario, spero (per me, non per loro) che qualcuno a farmi compagnia ci sarà, per qualche km.

Milano City Marathon Parte 3. Bella e diversa, con il percorso nuovo e i vialoni che ti “aiutano” a pensare…

Nuovo percorso

                          Nuovo percorso

Mi manca solo correrla sotto la pioggia, ma forse la scampo anche questa volta.

Farà caldo?

                                Farà caldo?

Giochiamocela, in qualche modo è pur sempre festa.

A volte, solo un pò faticosa…

L.

Finalmente…

Finalmente si ricomincia, non che mi sia mai fermato sia chiaro, ma in gara è un po’ che non mi presento.

A guardar bene l’ultima volta che mi sono fatto trovare in griglia di partenza è stato il 30 novembre dell’anno scorso…Maratona di Firenze e poi?

Poi è successo quello che già temevo…il rifiuto totale di correre. Ma correre inteso “far fatica”, perché in fondo non ho mai smesso di farlo, ma lo facevo tanto per muovermi.

Di gare da fare ne avrei anche avute in questo 2015, ma niente, o non mi iscrivevo o se ero iscritto non partecipavo. Pensate che a Verona, alla Rome&Giulietta Half Marathon, ci sono sì andato, ma lasciando a casa il borsone volutamente.

Ma adesso la voglia mi è tornata e domani è ora di ricominciare ad assaporare l’adrenalina della gara, mettersi il pettorale, aspettare in griglia e rilasciare tutta l’energia appena dopo la linea della partenza.

L’appuntamento sarà alla Brescia Art Marathon dove, insieme ai temerari della maratona, mi cimenterò nella mezza distanza. L’unico neo sarà che ci dovrò andare da solo, nessuno spillo l’ha messa in calendario.

Questa gara sarà anche l’occasione per indossare il regalo che i miei bimbi mi hanno fatto (in anticipo) per la festa del papà…un bel paio di sprinter da mettere in tinta con la canotta degli Spilli

Look da mezza stagione

Look da mezza stagione

Let’s Go!!!

e adesso a nanna che ci si sveglia presto!!!

BaKo