Inseguendo un bravo comunque

È arrivata domenica, la domenica della mezza di Parma. Ridendo e scherzando (e correndo) è tutta estate che sto preparando questa gara. È il 46° allenamento dei 96 che ho a disposizione per arrivare pronto all’obiettivo finale, la maratona di Torino del 17 novembre.

ImageProtagonisti di questa spedizione parmense sono insieme a me, Michi e il Baco. Il primo dice di sentirsi un po’ più teso del solito, il che è comprensibile anche lui insegue un grosso risultato. Il secondo è tutto meno che agitato, lui è un triatleta come può essere spaventato da “soli” 21.097 metri, e poi è in modalità Zaffani…

Io non sono particolarmente teso, ho solo voglia che passi in fretta l’ora prima della partenza, che è sempre la più lunga e noiosa.

Per questa gara ho in mente un risultato che vorrei fare, uno che potrei raggiungere e uno che probabilmente farò (annunciato il giorno prima a Lello). I primi due sono ambiziosi, per ora almeno, ma perché non provarci…

Perché non provarci? I motivi potrebbero essere tanti, la paura di non farcela, la paura della fatica, il doversi confrontare con persone che sicuramente andranno più forte di te…  solitamente queste sono scuse, e quindi decido di andare e provarci.

In virtù del tempo dell’anno scorso ho la possibilità di partire dalla prima griglia, ma una volta dentro non mi sembra un gran privilegio, mi ritrovo circondato da gente di ogni tipo, dal top runner al signore sovrappeso agghindato di ogni tipo di apparecchio elettronico.

All’improvviso BANG, si parte…  cerco di defilarmi sulla sinistra per non rimanere troppo impantanato nella massa. Le gambe già dal riscaldamento mi sono parse un po’ stanche, ma ormai siamo partiti e non conta più. Il primo km va via bene,  il cronometro dice 3’30’’, decido di rallentare ma trasportato dall’entusiasmo iniziale faccio i primi 3 km più o meno sulla stessa falsa riga.

Avevo deciso di passare al 5° km in 18’55’’ e in realtà ho 15 secondi di vantaggio,  e allo stesso modo al passaggio dei 1000m ho 25 secondi di anticipo sulla tabella di marcia. Mi sento ancora bene, ho corso senza sforzo fino a questo momento e mi concedo di sperare.

Non ho fatto i conti però con il duro percorso cittadino. C’è da affrontare il pavé reso scivoloso dalla pioggerellina caduta, dalle numerose curve e dalle infinite salite (a me per lo meno sono sembrate interminabili). Verso il tredicesimo le cose si fanno dure, mi si spegne la luce. Inizio a far fatica, tanta fatica.

Per tre km almeno arranco, mi riprometto di smetterla li con la corsa e mi convinco che correre una maratona è roba da matti. Comincio a pensare che questa gara sarà una disfatta. Poi non so come un pensiero, anzi due riemergono dalla memoria. Tutte e due li ho letti su libri, uno è di Trabucchi e dice che mai bisogna cedere hai “sabotatori interni”, l’altro è di Dean Karnazes e dice che “in teoria deve far male da morire”.

ImageCerco allora di darmi una svegliata, mi riporto sotto ad un gruppetto davanti a me, la fatica è sempre tanta. Ormai il tempone non è più fattibile, ma voglio lo stesso tirare fino alla fine.

Mi accodo ad un signore, gli “ciuccio” tutta la scia che riesco.  Finalmente vedo il cartello del ventesimo km, stanco per stanco voglio almeno chiudere bene. Allungo sul signore che tanto mi aveva aiutato fino a quel momento e ne metto nel mirino un altro avanti un centinaio di metri.  L’ultimo km è durissimo, quasi tutto in salita, lo stomaco si stringe… finalmente l’ultima curva, ultimi 100 metri.

1h21’14’’ nuovo personal best, 1’21’’ in meno rispetto l’anno scorso, sono contento ma non del tutto soddisfatto.

Sarò stato bravo comunque?

Gli spilli nel ginocchio è anche… triathlon!

Ancora una volta mi ritrovo a seguire le orme di uno dei padri fondatori della compagine degli spilli.

Con il Bako ho corso la mia prima mezza, sulla sua scia sono diventato maratoneta e anche stavolta arrivo dopo di lui in una gara di triathlon.

Il “misfatto” è accaduto domenica 5 maggio ad Andora, paese carino che sembra totalmente dedito alla ricezione di anziani. Comunque con un’iscrizione fatta all’ultimo minuto e una preparazione a dir poco deficitaria decido di buttarmi.

Non ho obiettivi, non ho idea di cosa e non sono solo (il Pat, mondo, il bocchio e Vittorio partecipano insieme a me), perciò la tensione è nulla, anzi sono solo contento di essermi attaccato un pettorale dopo tanto tanto di stop.

Dopo aver ripassato le complicatissime regole del triathlon, preparo la zona cambio, operazione non facile perché anche qui la procedura è rigidissima (per sicurezza dopo 3 giorni ancora non mi sono tolto il casco da bici).

In un amen è già ora di partire.

NUOTO. Al fischio del via mi butto in acqua e mi ritrovo primo, penso bene allora di rallentare e far passare qualcuno, giusto per prendergli la scia e farmi indicare la strada. I primi 50 metri sono i più duri, rimango senza fiato subito e ho gente che mi salta addosso da tutte le parti. Penso di ritirarmi almeno una decina di volte, ma poi dopo un bel respiro mi ricordo che sono li solo per divertirmi e allora incomincio a farlo veramente. Mi faccio spazio tra glia altri nuotatori e alla prima boa (300m) prendo il mio ritmo, ai 400 decido di aumentare un po’ e mi riporto a ridosso del primo gruppetto. Peccato solo che nell’ultimo tratto punto dritto agli scogli invece che alla linea d’arrivo e mi sparo una cinquantina di metri in più. Esco comunque con il 19° tempo in 13’19’’.

ZONA CAMBIO 1. Vera nota dolente di giornata. Mi fiondo alla bici, inizio a liberarmi dalla muta contorcendomi come un verme (prima mi metto il caschetto che non si sa mai), mi metto le scarpe e via, naturalmente mi cade il gel che non avevo scocciato come fanno i veri triatleti.

BICI. Con un totale di 60 km di allenamento in tutta la mia vita nella antica arte del velocipede, non posso certo aspettarmi niente di che, quindi decide di affrontarla come affronto solitamente le gare di corsa. Spingo a tutta fin dall’inizio sperando di scoppiare il più il là possibile. In totale bisogna fare 22 km, 11 in salita e 11 quasi tutti in discesa. Durante questa frazione ci coglie un vero e proprio nubifragio, vedo a malapena davanti a me. Ogni tanto passano dei gruppetti di gente che va fortissimo, mi attacco e mi faccio tirare per un 500 metri e cerco di recuperare su quelli davanti. Non vedo l’ora che arrivi la discesa!

Finalmente arriva, mi ci butto a capofitto, cerco di pedalare più forte che posso e in curo tiro le staccate che neanche Valentino dei tempi d’oro, un paio di volte rischio di andare lungo, ma vuoi mettere il divertimento? Morale della favola finisco con il 14° tempo in 43’32. Per non farmi mancare nulla rischio la squalifica perché mi dimentico della linea della zona cambio, ma con una salto alla ninja mi salvo all’ultimo cm.

ZONA CAMBIO 2. Questa dovrebbe essere più semplice, ma la completa mancanza di ossigeno la rende complicata. Il caschetto non lo mollo fino alla fine. Infilo scarpe e gps e parto.

CORSA. Il primo km è durissimo, le gambe non vogliono girare e per di più è anche in leggera salita. Cerco di gestirmi. Mi stabilizzo intorno ad un passo di 4’11’’ sperando di non saltare troppo presto (come al solito). Mi si attacca un tizio che respira come una locomotiva, fa la gara su di me cosi decido di stancarlo con qualche cambio di ritmo. Sto faticando ho caldissimo perché sopra il body d’ordinaza non ho voluto rinunciare alla maglia degli spilli.

Ultimo km decido di alzare un po’ il ritmo, stacco lo sbuffatore, ultime due curve strette e breve rettilineo finale. Vedo due tizi davanti e giusto per sfizio gli tiro la volata, uno lo passo di volata e l’altro mi si aggrappa al braccio (a detta di qualcuno del pubblico).

Finito , chiudo in 21’12” (cambio compreso) e 3° tempo assoluto.

Il tempo finale recita 1h18’03’’, 6° di categoria e tanto divertimento sia per la fatica sia per le sfide fisiche nell’uno contro uno.

Esperienza da ripetere presto di sicuro!!!

Nota a margine, grande tempo di Giorgio (Renato atto) con 1h10’’, e del Pat che mi batte per 13’’ (1h17’53’’), e buone prestazioni sia del bocchio (1h18’54’’) e di Vittorio che chiude in 1h26’.

T.

 

Firenze Marathon

Finalmente è arrivato,

è arrivato il giorno, quel giorno.

Ho iniziato a prepararmi per questo giorno a giugno, il 18. Da  allora ho fatto 110 allenamenti, corso quasi 1500 km, non sono mai stato più di 2 giorni di fila senza correre, ho mangiato bene e sono dimagrito, insomma ero pronto.

Ero pronto e lo sapevo, infatti sono arrivato a Firenze tranquillo, non è che di solito mi agiti troppo per le gare, ma da quando corro ho iniziato a conoscere bene il mio fisico, l’ho portato tante volte al limite soprattutto in allenamento, e cosi adesso riesco a “predire” con buona precisione i tempi che ho nelle gambe.

Arrivo nella città gia patria di grandi artisti, uno su tutti Roberto Baggio, venerdì sera accompagnato da Martina presenza fissa e fondamentale delle mie maratone.

Gli spilli con Baldini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La serata passa in fretta, cosi come il sabato passato tra l’expo, gli uffizi e la classica cena al sushi premaratona.

La giornata della gara inizia presto, alle 5 c’è da magiare il riso, bisogna vestirsi, fare l’inventario dei gel, preparare la borsa ed uscire.

Poco prima delle 8 raggiungo la zona della partenza, c’è già tanta gente che si scalda nelle maniere più diverse, da chi corre fermo sul posto a chi sembra stia facendo delle ripetute.

Io decido di aspettare gli atri tranquillo, manca più di un’ora del resto.

Quando è l’ora io e zaffo ci presentiamo al cancello di partenza, è quello delle –3.00h che da una parte ti carica e dall’altra ti fa capire la differenza che ancora c’è con quelli forti veramente.

BANG… quasi all’improvviso si parte, fino a 30 secondi prima ridevo e scherzavo ma adesso la concentrazione è al massimo.

I primi 10 km vanno via tranquilli, le sensazioni non sono delle migliori, capisco che non è una di “quelle giornate” e che ci sarà da lottare, meglio cosi non corro il rischio di dimenticarmi che con la maratona non si scherza.

Io e zaffo corriamo assieme, quando uno si fa prendere troppo la mano l’altro lo riporta nei ranghi, e cosi facendo arriviamo ai 21,097 in 1h27’10’’, il passo è di 4’06’’, tutto da programma.

Qui iniziano i primi problemi, intorno al 23’ km ritorna a farmi visita il mio classico dolore agli addominali, decido di non dargli attenzione e modificando un po’ la respirazione riesco a mandarlo via o per lo meno riesco ad assopirlo, bene il dolore mi ricorda che non devo mollare fino alla fine, l’ho promesso a Martina.

Superata questa mini crisi si va avanti fino al 30’, sempre in compagnia dello zaffo che mi sgrida pure perché non do il 5 a tutti quelli del pubblico, qua il passaggio è buono 2h2’48’’(passo 4’05’’), tutto come previsto, stiamo bene e infatti incrementiamo il passo e piazziamo alcuni km sotto i 4’/km.

Adesso il tempo passa in fretta, i km ancor di più, sento che la maratona vera sta per iniziare.

In un attimo siamo al 35’, è da Parigi che aspetto questo momento. Li feci conoscenza del famoso muro, stavolta lo passo indenne, mi sento ancora bene vorrei aumentare, ma mi trattengo so che è ancora lunga.

corsa sincronizzata

Zaffo al mio fianco corre bene, è stanco e si vede, ma so che arriverà alla fine   bene, lo conosco oramai.

È il km numero 38, sto correndo ancora bene, quando all’improvviso un brivido di freddo mi attraversa, in un secondo capisco che ho finito, da qui sarà solo testa e forza di volontà. Zaffo piano piano mi stacca, non posso rischiare di stargli attaccato, manca troppo.

Vedo il cartello dei 40, qui da programma avrei dovuto cambiare passo per cercare di chiudere forte, non ne ho più, provo ad allungare gradualmente, ma una fitta nella coscia mi riporta subito a più miti consigli.

La gamba fa male, a tratti temo di dovermi fermare, un paio di persone mi superano, provo a rispondere, non ce la faccio.

Ultimo km, continuo a ripetermi che ce l’ho quasi fatta che non devo mollare adesso, ripenso a tutti gli allenamenti fatti per arrivare qua, mi sembra di ricordarli tutti, sorrido.

500 m ci siamo, un terzo mi supera, è troppo, vedo quasi il traguardo scatto, sono arrabbiato quasi odio chi mi è appena passato davanti, a pochi metri dall’arrivo lo ripasso… è finita!!!

Quasi finita!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo l’arrivo è strano, come sempre mi sembra passato tutto troppo in fretta, sono stanchissimo, ma sorprendo tutti non vomitando e senza avere attacchi di pianto isterico.

Guardo tra il pubblico, vedo Martina, ma non riesco a salutarla, sono troppo impegnato ad andare avanti a respirare.

Sono contento.

Alla fine 2h54’10’’ obiettivo raggiunto, lo zaffo mi precede di 27’’, risultato clamoroso per il suo esordio in maratona, gli altri arriveranno poco dopo, tutti stanchi e tutti contenti per gli ottimi risultati ottenuti.

Gli spilli si sono fatti rispettare qui a Firenze.

Adesso è tempo di riposarsi e progettare i prossimi obiettivi e le prossime sfide.

Eccoci con il regalo del Bako…

T.

A ognuno il suo!

Correre è bello, è bello perché è faticoso, perché spesso ti porta al limite e perché più cori più stai bene. Mi piace anche perché correndo tutti facciamo la stessa cosa, gli stessi movimenti, ma per ognuno è un “gioco” diverso…

Nel micromondo degli spilli questa varietà è rappresentata appieno. Il bello (ma ogni tanto anche il brutto) del nostro gruppo è che ognuno ha le proprie caratteristiche, come è normale che sia.

Zaffani sembra nato per correre i 10000, ci stupirà ancora una volta anche sulla distanza regina, ma ci deve lavorare ancora un po’, Bako secondo me è un maratoneta fatto e finito, ma “sta un po’ litigato” con la questione del correre per più di 3 ore di fila, Michi dai 10 ai 42 km può fare tutto bene (è pur sempre colu che mi ha messo 37 punti in faccia in una delle mie migliori partite difensive in “carriera”), pecca solo di costanza, Ale se risolve i suoi problemi con le iscrizioni e i pit stop farà molto più che bene sulla mezza, di Lello che dire? Anche lui deve ancora capire qual è la distanza a lui più congeniale figuratevi se posso capirlo io (è per questo che finirà a fare i 100 km in giro per il mondo). Poi abbiamo altri elementi di spicco come Biscio e Dani, che prima o poi troveranno il loro ritmo, fenomeni come DadoLupoStanghellini e uomini ombra (Merlo) ormai sopraffatto dalla sua stessa barba.

E poi ci sono io (finalmente si parla anche di me), a me piace correre la maratona, non so se fisicamente sia perfetta per me, ma mi sembra di arrivare spesso al mio limite e poi ogni tanto di andare oltre (vomito e pianti post gara lo dimostrano). I 10 e i 21 km mi divertono, ma i 42.195m mi esaltano.

Io e l’ammicante corsa di zaffo

Il dovermi allenare per 5/6 mesi in vista di un solo giorno di gara mi mette la giusta tensione, tutto deve essere perfetto, svegliarmi alle 6 di mattina per correre come un criceto il più forte possibile su un anello di 400 m è dura, ma mi piace un sacco.

E cosi dopo un’estate passata ai piedi del podio, ad essere il primo dei non premiati, sono tornato finalmente a correre le distanze che più mi piaccono.

Domenica ascoltando il richiamo del cuore, non ho mancato l’appuntamento con la seconda edizione della Lago Maggiore Marathon, per me solo 33km, era solo un’ allenamento del resto, ma mi sono divertito come non mi succedeva da tempo.

Prima che a qualcuno venga qualche dubbio, no non sono stato premiato, non era competitiva ma non lo sarei stato comunque (quinto il mio posizionamento finale).

Quello che mi premeva più di tutto domenica era vedere come avrei gestito e reagito a queste distanze, dopo che per tutta estate ho fatto lavori su ritmi e velocità… e devo dire di essere molto contento, a parte il tempo finale mi è piaciuto come sono andato con la testa, ho pensato e corso quasi come se fossi in una maratona vera. I primi 21 km sono volati, servivano solo ad arrivare agli altri 21, dai 20 ai 30 cerchi di non esagerare, al 30° rapida verifica di come stanno le gambe e l’energia, e poi si aspetta solo il km 35, dove inizia la maratona vera e dove si può fare la differenza!

Be tutto questo per dire che domenica mi sono divertito, e non vedo l’ora che sia il 25 novembre, di rincontrare il “muro” che a Parigi mi ha picchiato forte e vedere come va a finire, intanto ci sono altre 5 settimane di allenamenti più o meno intensi da fare.

A rendere le cose ancora più perfette, domenica c’è stato l’esordio delle canotte, sembrano fatte apposta per mandare in corto circuito un daltonico, ma sono bellissime e ci hanno fatto correre velocissimi.

spill’s factor

Qualche polemicuccia non è mancata (anche poche visto gli element che girano), ma meno male se no sai che noia. Intanto diciamo un “bella zio” a zaffo che si è fatto uno sbattimento non da poco, e attendiamo il primo di noi che porterà i nostri colori su un podio!!!

T.

PS: Ecco il vero podio!!!

GLI SPILLI NEL TEMPO – 15 aprile 2012 Paris Marathon

Nello loro, seppur giovane, storia gli spilli possono vantare già un buon numero esperienze e potrebbero passare intere serate a dare consigli su scarpe, gare e allenamenti… ma questo già lo fanno!

Questo è solo il primo di una lunga serie di racconti con cui gli spilli tramanderanno il loro sapere ai futuri runners.

E come non iniziare con il resoconto del debutto internazionale di uno spillo in una maratona?

 

Come tutti sanno la maratona non inizia il giorno della gara, ma mesi e mesi prima, con allenamenti più o meno lunghi, tabelle e diete. Nel mio caso i mesi precedenti hanno significato tante cene di natale con relativi 8/10 kg di soprappeso, allenamenti freddissimi di sera tardi e la rottura di un menisco con relativa operazione. tutto questo ha avvolto tutta la preparazione in un clima di incertezza fino all’ultimo.

Nonostante ciò e nonostante la rinuncia di un paio di spilli all’ultimo minuto, mi presento sulla linea di partenza.

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A cinque minuti dallo sparo non ho ancora deciso la “tattica” di gara e a che tempo puntare, cosi mi riprometto di stare tranquillo e di vedere come sarebbe andata. Come al solito è tutto fiato sprecato, complici adrenalina e un avvio in leggera discesa il primo km lo corro 4’03” (la cosiddetta partenza intelligente), mi accodo ai pacers delle 3h e per un buon 10/15 km corro con loro.

Al contrario di quanto mi sarei aspettato la corsa è buona, il passo è giusto e io mi sento in forma, forse un po’ troppo. Cosi dopo un’ora di gara decido di allungare, cambiare ritmo e puntare a un risultato importante.

Con questa scellerata decisione stacco i pacers, supero tantissime persone e arrivo al traguardo della mezza maratona facendo il mio personal best (1h28”).

Il percorso è bellissimo, e anche se la temperatura è abbastanza rigida (siamo intorno ai 10°), le band e la gente lungo le strade aiutano a distrarsi dalla fatica.

Tra un courage e un alè Bricca’ arrivo velocemente al trentesimo km, qui incrocio Martina che mi rifornisce di carboidrati, e tutti gli altri parenti accorsi a fare il tifo.

Purtroppo però arrivano anche i primi segnali che qualcosa sta cambiando, la corsa si fa un po’ più pesante ed io inizio ad sentirmi stanco.

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Arrivo al trentaduesimo, il tempo è ancora buono (2h06’), ma mi accorgo di aver finito le energie, mi si presenta il famigerato muro tanto temuto da tutti i maratoneti, ma non voglio mollare e cosi resisti e cerco di tenere ancora un po’.

Al trentacinquesimo però complice una curva ad U e alla salita mi si spegne la luce.

Da qui in poi è il racconto di un calvario, 7 km durissimi, forse i più duri della mia brevissima carriera di maratoneta, ogni passo mi costa uno sforzo incredibile e la voglia di fermarsi è tantissima.

Piano paino vengo recuperato e sorpassato da 2-300 persone almeno e quando mi sfilano anche i pacers delle 3h con il loro gruppetto al seguito capisco che non sarà giornata da grandi imprese.

In un modo o nell’altro arrivo al traguardo. 3h05’45” il tempo finale, un ottimo tempo viste le premesse, anche se forse con una gestione migliore delle energie avrebbe potuto essere leggermente meglio.

Sorprendendo moltissima gente stavolta non vomito subito dopo la fine, ma regalo attacchi di pianto immotivato. Sono veramente stanchissimo, riesco a camminare a malapena ed ho un freddo incredibile. Mi trascino per oltre un km per uscire dalla zona del traguardo, e qui mi danno maglietta e medaglia non all’altezza della fama della maratona parigina, ma a quel punto ho solo voglia di tornare a casa a riposare e a progettare la prossima sfida sui 42195 m (o 41885 come sostiene qualcuno).

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T.

 

 

 

 

 

Monza – Resegone

Sabato 23 giugno 2012 ore 22.17, si parte per la Monza – Resegone, mitica ed epica corsa notturna di 42 km che porta i coraggiosi corridori dal centro della città alla “Capanna Monza”, posta a 1173 d’altezza.

Stavolta non ci sono spilli in gara, ma solo in veste di spettatori, curiosi di vedere da vicino, di respirare l’aria che in passato hanno gia respirato grandi corridori e sportivi come Colnaghi, Calcaterra e Bellini.

Tempo che il Lello finisca di portare gioia sotto forma di pizza a tutte le famiglie di Lodi e si parte…

Appena arrivati nei pressi di Carnate iniziamo a vedere i primi terzetti in gara scatta in noi l’invidia e la voglia di iscriverci subito per l’anno prossimo (ahh… com’è mutabile l’animo umano), il passo di quelli che incrociamo sembra buono e la corsa facile, non è difficile incrociare lungo la strada ali di folla che cercano di rendersi utile con acqua e incitamenti, l’atmosfera sembra distesa anche tra gli automobilisti che sono costretti a un’ora e passa di coda lungo le strade, stasera sono i corridori i padroni della strada, e tutti lo accettano di buon grado.

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Facciamo giusto in tempo ad incrociare Manlio Gasparotto e  leggere nei suoi occhi la disperazione di chi sa che non finirà la gara (si ritirerà al 30° km per problemi di stomaco), e continuiamo per la nostra strada.

Arriviamo a Rossino, (o Russì la gente del posto) e ci tocca abbandonare il mezzo, da qui in poi salgono solo gli eroi ci urla un assistente di gara, e noi da bravi spilli obbediamo, zaino in spalla proseguiamo a piedi.

Dopo un paio di km arriviamo finalmente ad Erve, i vecchi saggi dicono che qui inizia la vera Monza – Resegone, e in breve capiamo perché!!!

Incrociamo il controllo del 40° km, ma in realtà siamo solo al 36°, è ancora lunga, è ancora dura… ma ormai siamo in ballo e balliamo fino alla fine, attacchiamo il sentiero che ci porterà alla Capanna, dopo un paio di curve inizia la salita, quella vera, una pendenza che taglierebbe le gambe anche allo Zaffani più in forma, ed è solo la prima.

Da qui in poi è uno susseguirsi di scene di fatica, sofferenza e stanchezza, ma anche di tenacia,  forza di volontà e durezza mentale.

Finalmente dopo circa 1h45’’ vediamo l’arrivo, la Capanna Monza, immagino che per chi finisce la gara debba sembrare il paradiso.

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Noi non siamo in gara, ma siamo pur sempre spilli, e il portoghese che c’è in noi spinge per uscire e quindi ci lanciamo sul ristoro e  facciamo incetta di acqua e crostatine.

Mentre ci riposiamo (e rubiamo crostatine) incrociamo sguardi con i finisher, passiamo in mezzo a corpi evidentemente privi di forze e la volontà di partecipare al prossima edizione incomincia a vacillare (ahh… com’è mutabile l’animo umano), ma oramai per noi si è fatta ora di tornare.

Si scende, si torna verso la macchina perché qualcuno è atteso all’importante tapasciata di Zivido e qualcun’ altro deve fare ripetute, ma questa è un’altra storia.

T.

Non vado bene!!!

Eccoci finalmente da Rossi Huber, preparatore di recordman olimpici, triatleta, uomo da 32’ sui 10000 e 1h01’ nella mezza… e da oggi anche allenatore di una delle “giovani” promesse degli spilli nel ginocchio!

Accompagnato dal solito Lello (ma non doveva studiare?), ci presentiamo in perfetto orario, il tempo di apprezzare la “bravissima” segretaria e veniamo accolti.

Subito le domande di rito, età – altezza – peso (haimè) – personali sulle varie distanze. Glieli snocciolo uno dopo l’altro e incredibilmente non rimane a bocca aperta. Si passa quindi alla plicometria, per la valutazione della massa grassa, e risulta che NON VADO BENE, troppo magro per il rugby e troppo grasso per fare il runner, figuriamoci il flunner.

Conveniamo tutti insieme che è meglio passare alle cose pratiche, cosi mi isso sul tapis roulant, e via con una mezz’oretta di corsa ad andature crescenti per il test del lattato. Ogni 4/5 minuti un sadico assistente mi preleva alcune gocce di sangue, togliendomi energie e forze, ma nonostante tutto ho buttato il cuore oltre l’ostacolo e ho portato a termine la prova. Giusto per la cronaca ultima step corso a 16 km/h e 170 battiti al minuto.

Ed ecco i risultati: – 12% di massa grassa (devo scendere all’ 8), soglia aerobica a 4’14’’, soglia anaerobica a 3’48’’…

Non so bene cosa voglia dire, ma mi assicurato che a breve andrò più forte di Zaffani!!!

In tutto questo gli obiettivi fissati sono una mezza a settembre in 1h23’ e la Firenze Marathon entro le 3h.

Stay tuned.

T.