Sogni e barriere da tapatoneti

Sto correndo. Felice, come sempre, quando lo faccio in gara, in mezzo a tanta gente che come me, ne sono sicuro, ha i miei stessi pensieri. Giornata splendida: sole e aria tersa, temperatura fresca. Insomma: l’ideale per una maratona. La Maratona. Ma presto subentra una angoscia: il tempo, il passo…. la velocità !   Non sono quelli previsti. All’improvviso sono al trentesimo chilometro e mi trovo in ritardo di mezz’ora rispetto al tempo programmato! Non ci posso credere…. Corri Brisc!  Corri più veloce… Devi recuperare mezz’ora in 10 chilometri! E invece no, ti superano tutti… il cronometro rallenta, le immagini si fanno offuscate, il mondo gira al contrario….

 

Mi sveglio: come da copione sono sudato. Accidenti: è la prima volta che mi capita. Certo che se il clima premaratona deve essere questo….  No: non ci voglio pensare. La maratona è dolore e felicità, stanchezza e divertimento. Ma gli incubi … no !

 

E’ la mattina della maratona di Treviso, quella eletta alla mia svolta dopo avere toppato le precedenti aspettative di Torino.  Sono tranquillo. Ho dormito senza incubi. La giornata è bella e sono in compagnia di cari amici, Gessica e Massimo, il mio coach-non-coach. Lui mi dà consigli, mi insegna, studia tabelle. E’ il mio Coach. Partecipa alle mie gioie, commuovendosi in sincronia con le mie lacrime di felicità, si fa prudentemente silenzioso di fronte alle mie sconfitte, a volte partecipando con le sue (anche lui è umano…. non-coach), sempre pronto a trasformare le note dolenti in un nuova carica. E poi Gessica: viso solare, battuta pronta e musa ispiratrice di nuove (ad ogni maratona cercheremo la dimora del sig. Bruschetto e della PrinciCessa da salvare….), una che all’ultimo minuto si spara un 25 chilometri anzichè trastullarsi in shopping mondano nella Marca.

Risuonano nel cervello anche tutti gli incoraggiamenti degli amici: tutta gente (coach compreso) che mi dà la birra e nonostante questo attribuisce lo stesso entusiasmo ai miei obiettivi raggiunti tanto quanto ai suoi: loro maratoneti; io tapa-toneta…

 

La maratona di Treviso è splendidamente organizzata. Un orologio prezioso ma non ritroso: si concede. Tutti, qui, si concedono. Anche il macchinista del treno che, percorrendo un tratto al nostro fianco intona un incitante motivetto mononota. Una partecipazione e un coinvolgimento alla maratona che nemmeno a Napoli…..  (ah.. perchè a Napoli qualcuno si è sentito coinvolto ?). Tra applausi, trombette, fischi, urla, risate e bande (qualche caduta -per fortuna non mia, almeno qui-… maledetti dissuasori del traffico…) si arriva al ponte sul Piave, preceduto dall’incontro dei tre percorsi in cui la maratona è stata suddivisa. Sì, perchè qui le cose le fanno pensando in grande: tre partenze separate e un percorso che si riunisce pochi prima del ponte: bella trovata ed emozionante.

Sul ponte si godono i colori, l’aria, la percezione di avere superato la metà della gara, la sicurezza che adesso, davvero e non per finta, il tragitto sarà tutto in discesa, ma davvero davvero….

Incredibile a dirsi: tengo il ritmo. Non esagero e spero di tenere fino all’ultimo. Grazie coach per l’insegnamento sullo split negativo da tenere in allenamento: mi torna utile. Il pacer delle 4 ore, come prevedibile, è partito a razzo. Ho quindi preferito tenere il mio ritmo e godere della compagnia di chi sa apprezzarla. Ho chiaccherato qui e là: nei primi 10 chilometri ti è consentito di non essere concentratissimo. Bisogna solo tenere a bada le gambe e andare più piano di quanto loro vorrebbero, visto che per loro natura all’ottavo chilometro vorrebbero spegnere l’interruttore. Come sempre si conosce tanta gente. Non ricordo pero’ più il nome di nessuno; ma Serafina, sì, ma le ricordo. Simpatica. Accento marchigiano ? (come mi piace indovinare la provenienza delle persona a partire dalla loro inflessione). Avrei voluto consigliarle di non andare a quella andatura, tarata per la maratona sulle 4 ore, sapendo, su sua ammissione , che l’avrebbe chiusa in 4 ore e mezza, e grasso che cola…   Ma chi sono io  per dare consiglio?… mi saluta.. mi distacca. Tutti mi superano: ho capito. Non farò il mio tempo. Si avvererà l’incubo e chissenefrega ! Mi godo la magìa della maratona, dell’aria aperta, di un territorio che è tuo, passo dopo passo, pietra su pietra, alberi, foglie e vento….  La maratona non è un passaggio. E uno stare: radici dinamiche in un terreno sempre diverso. Da una una collina lontana un chilometro risuonano le campane della basilica e il loro suono si mischia con quello dei passi dei viandanti in una composizione musicale stocastica. Una melodia.

E adesso inizia la fatica: a ritmo costante mi ritrovo ad aver superato i pacer delle quattro ore, Serafina ed inizio a superare un sacco di gente. Inizio a crederci ma mi chiedo con sempre maggiore insistenza: reggero’ ?

Sì: nonostante i lunghi e un po’ monotoni rettilinei della seconda mezza arrivo all’ultimo tratto allo stesso ritmo di sempre, incredibilmente costante. Non mi chiedo più se reggero’…. Una debolezza che ora non voglio permettermi. piuttosto inizio a contare i chilometri che mi separano dall’arrivo: 6+2; 4+2.  Eh sì. Vicini alla fine il contro alla rovescia si fa additivo: un espediente per ingannare il cervello chè il dolore alle gambe presto finirà, molto presto….  2,8+2. 0,8+2….    -0,8+2+(0,195)=+1,2+0,195.    I calcoli aiutano….  Ma il centro di Treviso ??  Il centro di Treviso….  … il Centro: eccolo!  La folla mi dà una carica che non mi accorgo che ho gli occhi umidi e sto correndo ad un ritmo che, di solito, io adotto per le ripetute…. possibile ?

Sì.

Anzi.

Incredibile.

….

Non ci credo (ma lo speravo…): giro l’angolo e agli ultimi 100 metri vedo il dispaly: 3  (…dico … TRE !  … T-R-E !….) e 57….

Mai avuto un tre davanti!

Sono talmente isolato dal mondo che non mia accorgo che Massimo mi sta aspettando (…da un’oretta, diciamolo, diciamolo….) e urla, si sbraccia, mi fa la foto e si commuove…

Ma non lo vedo nè lo sento.

 

Finita.

Sono contento. Stanco, ma non distrutto. Proprio contento.

E nemmeno troppo emozionato. Strano: ho raggiunto un obiettivo che ritenevo per me impossibile, ma…..

Non avevo ancora visto Massimo e poi Gessica.

Mi avvicino e sale….  l’emozione… bolle d’aria nel cervello.

 

Come descrivere il dopo maratona ? Con gli amici vicini, sia fisicamente che telematicamente ?   Devo usare parole non mie… : “…..ha la sensazione improvvisa di essere in totale armonia con se stessa. In quell’istante tutto è perfetto. La mitezza del giorno. Quel profumino nell’aria. Il rumore tranquillo della città. Inspira profondamente e la vita le appare semplice e linda. A un tratto si sente sommersa in uno slancio d’amore….”

 

Questa notte niente sogni.

 

Marco

 

PS: aggiornamento postumo. I sogni si son fatti rivedere e, come loro, redivivi sono gli acquisti compulsivi. Risultato: iscritto alla maratona di Milano, di Trieste, alla mezza di Brescia, di Vigevano, alla mezza di Milano, alla mezza di Seregno, alla Sarnico Lovere……  Si sa: sono un tapatoneta compulsivo.

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