Eroi, miti, cadute, speranze, delusioni.

Cosa faccio, ti lascio li o ti tolgo?
Sei li sul mio letto, spesso ti guardo prima di addormentami, mi ricorda Fabio, mi ricorda quando collezionavo le figurine sui ciclisti, forse unico in tutta la scuola, a soli 8 anni. E li sapevo tutti a memoria. Tutt’oggi, li so ancora tutti a memoria, più o meno.

Mi ricorda i tempi in qui c’era Marco, sull’Alpe D’Huez o sul Mortirolo, che staccava tutti, così, facile facile. Leggero ma potente.

E poi mi ricorda che qualcuno in te credeva e bramava più di me. Qualcuno che, con qualche anno di più, cresceva con il tuo mito, venerando la tua figura, come ciclista e come uomo, prima di tutto.

Ha vissuto la tua vittoria a Oslo, sotto l’acqua, in solitaria, imberbe, sconosciuto, tanto da appendere la tua foto al traguardo in garage. E io, nei pomeriggi d’estate, andavo giù ad osservarti, e ad imitarti, girando per il cortile; ha pianto di dolore, prima sul Colle del Portet-D’Aspet, sperando in un miracolo, che non è avvenuto; e ha poi gioito della tua impresa, quando hai vinto in solitaria, alzando le dita in cielo per dedicare la vittoria a chi non c’era più.

Oslo, 1993

Oslo, 1993

Poi la malattia. Incredibile, il male aveva scelto proprio la persona sbagliata. L’hai distrutto, il male. Sei tornato. 7 Tour de France, dominati. Nemmeno Merkcx, nemmeno Indurain, nessuno è stato grande come te. Ullrich ti sognava di notte, ha preso 20 chili dalla disperazione. Io passavo i pomeriggi d’estate a guardarti dominare. Uscivo dopo, prima venivi tu.

L’unico che ti ha messo in difficoltà, a livello agonistico, e ti ha fatto perdere le staffe in conferenza stampa, è stato Marco. Se solo ti vedesse adesso, come ti sei fatto piccolo. Gli sfuggirebbe un sorriso, amaro, come suo solito.

Ho ereditato il letto su cui sei appeso. Non mi ricordo se in garage ci sei ancora. Penso a chi in te credeva veramente, ci sperava e ti ha portato su un piedistallo. Tra qualche giorno, glielo chiederò, cosa pensa di te. E cosa pensa di fare con la tua foto.

Io, non ho il coraggio di toglierti. Per me sei rimasto il Lance di Fabio, quello che va a vincere per ricordare il suo compagno di stanza, l’amico di allenamenti. Per me, ti sei fermato li, al 1995. Con quell’impresa, che mi commuove tutte le volte.

Per Fabio, 1995, Limoges

Per Fabio, 1995, Limoges

Sull’amicizia, texano, in un caldo pomeriggio di luglio, mi hai insegnato tanto. Forse tutto, in un solo semplice gesto.

L.

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